Pretendo. Di Maio contro Tria: se non cambia, lo cambiamo

Alessandro De Angelis

"Pretendo", dice Luigi Di Maio al ministro Giovanni Tria, col tono dell'unico interprete del popolo sovrano, cui è stato promesso il reddito di cittadinanza, senza mai spiegare il "come" secondo la retorica che, se si vuole, i soldi si trovano. E se non si trovano, perché il titolare di via XX settembre non cambia atteggiamento, si cambia ministro. Così spiegano fonti di governo vicine al vicepremier, nell'ambito di ragionamenti in cui è labile il confine tra inconsapevolezza e tattica, nel tentativo di mettere sotto pressione il ministro del Tesoro.

"Pretendo", perché nella parola c'è il senso di una campagna verso la propria base, dopo mesi in cui il dividendo politico dell'operazione governo l'ha incassato Salvini, a costo zero sui migranti. E non a caso, su Tria, gli spifferi bellici non hanno la stessa intensità, perché è complicato andare a spiegare all'altra base – il Nord produttivo e delle imprese – che ci si può permettere una crisi di Governo sulla manovra, magari col casus belli del reddito di cittadinanza, che l'elettore medio leghista considera un sussidio di Stato a chi non fa nulla nella vita, o magari ha già un lavoro in nero.

Pretendo che il ministro dell'Economia di un governo del cambiamento trovi i soldi per gli italiani che momentaneamente sono in grande difficoltàLuigi Di Maio

Nelle pretese c'è la fotografia di un cortocircuito: un sistema di coalizione mai nato, come se il Governo fosse una sorta di ente terzo a cui si chiede di fare qualcosa ma che nei fatti, come sistema appunto, non c'è. Ci sono due partiti, due leader, due agende di priorità, due velocità, due diversi andamenti dei sondaggi. Uscendo dalla riunione sulle Olimpiadi, Giancarlo Giorgetti, si è sfogato con qualche collega perché "così non si va avanti". Abituato al pragmatismo di governo, il sottosegretario vede tutti i limiti di un non governo.

Nazionalizzazioni, giustizia, opere pubbliche: è evidente che, dopo l'entusiasmo iniziale, la...

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