Previdenza: l'esperto, pensione di garanzia per i giovani soluzione da fondare sul lavoro

Previdenza: l'esperto, pensione di garanzia per i giovani soluzione da fondare sul lavoro

Roma, 5 feb. (Labitalia) – "La pensione di garanzia per i giovani è una soluzione da fondare sul lavoro". A dirlo all'Adnkronos/Labitalia l'esperto Claudio Maria Perfetto, autore del libro l’Economista in camice. "L’idea – spiega – di istituire un fondo pubblico per pensioni integrative si presta ad accesi dibattiti: c’è chi tenderebbe ad ostacolarla, perché vedrebbe il fondo pubblico in concorrenza con i fondi privati la cui gestione è affidata alle assicurazioni e ai sindacati; e c’è chi tenderebbe a favorirla (per esempio l’esperto di risparmio e previdenza Beppe Scienza) perché vedrebbe il fondo pubblico più conveniente di quelli privati in termini di rendimenti".

"La domanda alla quale rispondere – sottolinea – è la seguente: come fa un lavoratore precario ad avere la possibilità di costruirsi una pensione integrativa? Per rispondere occorre risalire all’origine della causa della precarietà e della discontinuità lavorativa. È lì che si trova la soluzione per finanziare la pensione di garanzia per i giovani. Si scoprirà che la precarietà e la discontinuità lavorativa sono determinate dall’uso massivo delle tecnologie digitali".

"Lo si vede – sottolinea Perfetto – nella cosiddetta gig economy, la economia dei lavoretti, quella dei rider, coloro che consegnano il cibo a domicilio il cui lavoro viene organizzato da piattaforme digitali. Lo si vede nell’avanzare dell’automazione e della disintermediazione: le cassiere dei supermercati vengono sostituite da casse automatiche, e i cassieri delle banche vengono sostituiti, oltre che dai distributori automatici di banconote, dagli stessi clienti delle banche che operano attraverso l’home banking".

"Coloro che – continua – perdono il lavoro a causa dell’automazione e della disintermediazione si ritrovano alla ricerca di una nuova occupazione, anche in ambiti differenti da quello in cui hanno maturato esperienza, costretti dalle circostanze ad accettare anche retribuzioni basse. La soluzione che consente di avere la pensione di garanzia per i giovani va trovata nel lavoro, perché è il lavoro che produce la pensione. E quindi occorrerà agire sulla riforma del lavoro al tempo stesso in cui si interviene sulla riforma delle pensioni, e non in tempi differiti".

"Occorrerà – chiarisce – garantire ai giovani un lavoro, ancor prima di una pensione: ciò si otterrà favorendo il pensionamento dei lavoratori vicini alla pensione ai quali subentreranno quelli più giovani".

"Occorrerà stabilire – suggerisce – per legge un salario minimo (la Commissione europea guidata da Ursula von der Leyen fisserebbe a 950 euro lordi mensili la retribuzione di base per l’Italia): ciò consentirà (ma non è garantito) ai lavoratori di versare i contributi anche per la pensione integrativa".

Occorrerà "tassare le piattaforme digitali (macchine, automi, intelligenza artificiale) con una digital tax (che estenda la web tax, l’imposta sui servizi digitali introdotta con la legge di bilancio 2020), una sorta di imposta sul reddito da lavoro prodotto dall’automazione (Iraut, simile all’Irpef): ciò andrà a coprire i vuoti contributivi dei lavoratori che attraverseranno un periodo di disoccupazione a causa dell’automazione".

In definitiva, "la pensione di garanzia per i giovani dovrà essere una soluzione fornita dallo stesso sistema che genera il problema: dalle piattaforme digitali, dagli automi, dai robot, dai sistemi basati sull’intelligenza artificiale. La pensione di garanzia andrà fondata sul lavoro: tanto dell’uomo quanto delle macchine".