I prezzi dell'energia come mezzo di pressione geopolitica

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In Italia il premier Mario Draghi ha promesso un impegno del governo di oltre 3 miliardi per calmierare i prezzi delle bollette energetiche. In tutta Europa gli aumenti del gas e quindi dell'eleetriccità, stanno provocando un terremoto sociale. Ma questi aumenti sono naturali o possono derivare anche da scelte di pressione geopolitica? A vedere il comèportamento di alcune nazioni il dubbio è forte.

Dice Dennis Hesseling dell'Agenzia per la Cooperazione fra i Regolatori Nazionali dell'Energia (Acer): "Paesi fornitori come Russia, Norvegia e Algeria, nonostante il prezzo più alto sul mercato, non non hanno implementato la loro produzione fornendo più gas viso l'aumento della domanda. Anzi. È strano perché normalmente se il prezzo sale e hai capacità inutilizzata, potresti sfruttare questa opportunità per vendere più gas a un prezzo più alto e questo non è successo".

L'Italia è anche spesso criticata per essere un cattivo allievo al traino di nazioni più verdi. Ma come reagiscono i partner europei agli aumenti dei prezzi?

Dice Carlo Andrea Bollino, docente all'Università di Perugia e alla Luiss "Prendiamo il sistema elettrico francese, per il 70% è alimentato dal nucleare che è completamente ammortizzato, quindi non risente delle fluttuazioni del mercato. Il sistema elettrico in Italia arriva fino al 65% ed è dipendnente solo dal gas. La Germania ha rimesso in funzione le centrali a carbone che ha in casa ecco perché paesi come il nostro sono più esposti alle fluttuazioni dei prezzi internazionali".

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