Prima gli italiani... che aiutano migranti: storie di accoglienza

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Roma, 19 nov. (askanews) - "Queste persone hanno capito che questo è il modo di restare umani": Mario Marazziti racconta nel libro "Porte aperte" (Piemme) il viaggio che ha compiuto in lungo e in largo per l'Italia le molte persone coinvolte nei progetti di accoglienza e integrazione di migranti e rifugiati arrivati con i corridoi umanitari.

"Anziché lo slogan 'prima gli italiani' questi sono italiani primi ad aiutare", spiega Marazziti, esponente di spicco della comunità di Sant'Egidio, in un'intervista alla Radio vaticana-Vatican News.

Il progetto dei corridoi umanitari, promosso dalla comunità di Sant'Egidio con Federazione delle Chiese evangeliche italiane e con la Conferenza episcopale italiana, prevede che "prima che arrivino in Italia si chiede ad alcuni italiani, gruppi, comunità o singoli, chi vuole impegnarsi per l'accoglienza e l'integrazione". Oggi, secondo una stima di Marazziti, sono "almeno 25mila" le persone coinvolte nei programmi di accoglienza, e molti di questi erano nell'indifferenza o nella rassegnazione prima di dedicarsi ad aiutare gli stranieri giunti in Italia. "Sono andato a cercare questi italiani, questi italiani che credono che essere italiani non sia stare con le porte chiuse". Il progetto dei corridoi umanitari prevede che appena arrivano i bambini migranti vanno a scuola e gli adulti imparano l'italiano, e nel giro di un anno sono già fortemente integrati nei luoghi dove sono arrivati.

Realtà particolarmente visibile nei piccoli paesi, ma anche nelle grandi città e nelle loro periferie. Il viaggio di Marazziti va "dal confine con l'Austria, in Trentino, alla Vigata del commissario Montalbano in Sicilia passa per il confine con la Francia o Cosenza, città da cui molti emgirano", e poi ancora Fano, Boves in Piemonte, Ivrea, Bergamo Brescia...

"In questo viaggio ho trovato come sta rinascendo l'Italia, come persone comuni, che da sole si chiedono cosa posso fare, 'come faccio a rimanere umano', si uniscono e riscoprono la solidarietà. Grazie al contatto, al principio del prossimo, della prossimità, molti escono dalle favole, superano i pregiudizi".

Marazziti racconta anche un aneddoto che coinvolge una personalità vaticana: a Castel Franco veneto una coppia, dopo aver conosciuto molti profughi nel corso di una vacanza in Grecia, decide, tornata in Italia, di accogliere alcuni rifugiati. "Sono veneti, come il segretario di Stato Parolin, e allora comincinao a telefonare a tutti i Parolin dell'elenco telefonico, a un certo punto trovano qualcuno che gli dice 'manda una mail a questo indirizzo', ed effettivamente la lettera arriva al cardinale effettivamente al cardinale che gira la richiesta alla comunità di Sant'Egidio". La comunità li contatta e la coppia viene coinvolta in un progetto di accoglienza. L'Italia delle "porte aperte" è la risposta alla tentazione delle porte chiuse: "La solidarietà come guarigione di un paese", spiega Marazziti, "un modo di trovare chi siamo, a che serviamo, e un modo di riscoprire le proprie origini".