"Prima la salute degli italiani". La risposta di Boccia al pressing di Confindustria

Ministro Francesco Boccia (Photo: ansa)

“Il governo ha le idee chiare: dobbiamo mette in sicurezza la salute degli italiani”. Lo ha detto il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia in conferenza stampa a Palazzo Marino con il Capo della Protezione Civile Angelo Borrelli e il sindaco di Milano Giuseppe Sala, rispondendo a una domanda sulla richiesta di Confindustria di quattro regioni del Nord di ripartire. Boccia ha detto di comprendere le esigenze degli imprenditori, “ma ci sarà una valutazione scientifica e delle cabine di regia con Anci e rappresentanti delle parti sociali, in cui Confindustria potrà dare il suo contributo”. “Il presidente della Lombardia Fontana - ha annunciato - sarà nella cabina di regia nazionale”.

Il ministro ha poi definito “possibile” la prospettiva di una riapertura diversa a seconda delle Regioni. “Nessuna Regione ci ha chiesto di ripartire prima di altre. Posso però immaginare che quando si accenderà l’interruttore potrebbe accadere in modo diverso da territorio a territorio”: così ha risposto a chi gli chiedeva se potesse essere immagina una ripartenza con tempistiche diverse nelle varie parti d’Italia. “Sarà un processo lento e graduale, che verrà avviato dal premier”, ha precisato.

Su questa ipotesi di riapertura differenziata per Regioni si segnalano però le perplessità del Comitato tecnico scientifico, in particolare del presidente del Consiglio superiore di sanità (Css) Franco Locatelli. Per la fase 2 “personalmente credo che le politiche che verranno scelte dal decisore dovranno forse avere un carattere nazionale piuttosto che regionale, semmai valorizzando i profili di rischio dei lavoratori. Guardare prima alle professioni piuttosto che alle zone geografiche? Sostanzialmente sì”, ha osservato Locatelli in conferenza stampa alla Protezione civile. “Dico in maniera chiara che tutto quello che riguarderà la riaccensione delle attività produttive non essenziali andrà fatto con molta cautela per evitare una seconda ondata” di contagi.

I punti interrogativi restano tanti. Tra cui spiccano le richieste dei Comuni, ai quali oggi il ministro Boccia ha voluto esprimere la sua vicinanza. “Penso che siano giustificate le richieste dei Comuni, il governo c’è e ha dato già tante risposte. Nel giro di pochi giorni - ha assicurato Boccia - Anci avrà le riposte che merita anche perché il lavoro dei sindaci è quello più complicato di tutti, non hanno strumenti ma hanno tutti i problemi sul tavolo e lo Stato considera loro le braccia dello Stato stesso sul territorio”. E ancora: “Sono state date quasi tutte le risposte che erano state poste dall’Anci, il tema rilevante è quello degli avanzi vincolati: penso che abbia una ragione legittima il presidente Decaro a porre il tema - ha concluso - Penso che ci possa essere una risposta positiva nei prossimi giorni”.

In tutto il Paese, a cominciare dalla Lombardia, la priorità è “mettere in sicurezza tutti gli ospedali. Dopo penseremo alla fase due”, ha chiarito il ministro, interpellato anche sul delicato tema delle residenze sanitarie assistenziali: “Nelle Rsa e in luoghi molto a rischio sarà necessario avere un monitoraggio quotidiano continuo. Bisognerà garantire tamponi per tutti e infermieri e medici h24″, ha sottolineato dopo l’incontro in video conferenza con i sindaci dei capoluoghi Lombardi e il sindaco di Milano. “Poi si faranno le valutazioni; su quello che è successo ci sono inchieste della magistratura. Ma adesso siamo impegnati a mettere in sicurezza le Rsa, poi ognuno vedrà le sue responsabilità. Alcuni hanno risposto bene, altri hanno perso il controllo delle strutture - ha concluso - Noi oggi lavoriamo per mettere in sicurezza la salute degli anziani”.

 

“Gli esperti hanno confermato che la curva dei contagi sta rallentando in Italia ma non possiamo passare da un lockdown a liberalizzare tutte le attività, deve essere un passaggio graduale”, se il trend verrà confermato “potremmo iniziare ad allentare alcune misure già dalla fine di questo mese”. Il premier Giuseppe Conte si sta muovendo secondo questa linea nella cosiddetta “fase due” riguardo l’emergenza coronavirus. Linea illustrata questa mattina alla BBC, ribadita a ora di pranzo ai capi delegazione della maggioranza, adesso alle parti sociali e nel tardo pomeriggio ai governatori di regione. Il presidente del Consiglio ha aperto un confronto ampio. Il refrain resta quello della prudenza. Del resto anche il comitato tecnico-scientifico ha consigliato al governo di evitare “il liberi tutti”. L’orientamento da giorni è quello di prolungare di due settimane le misure restrittive ma il presidente del Consiglio ancora non ha definito il Dpcm che dovrebbe essere varato entro il fine settimana. Anche nella riunione con i capi delegazione non sarebbe stata presa alcuna decisione sulle date

Nel governo le posizioni non sono tutte concordanti: Italia Viva spinge per una riapertura ad ampio raggio mentre esponenti dell’esecutivo come Speranza e Boccia frenano. “Il governo ha le idee chiare: dobbiamo mette in sicurezza la salute degli italiani: con la salute a rischio non c’è economia”, ha risposto quest’ultimo alla Confindustria che preme per mettere fine al lokdown. Il ministro per gli Affari regionali ha chiarito che la fase 2 consisterà in “graduali aperture delle fabbriche e degli uffici nel rispetto di tutte le prescrizioni sanitarie per la sicurezza dei lavoratori”.

Dopo il 13 aprile potrebbero aprire alcune attività. Per esempio quelle legate al manifatturiero, alla meccanica, alla farmaceutica, alla filiera agroalimentare. Possibile che si alzeranno le saracinesche di alcuni esercizi commerciali (ad esempio cartolibrerie) ma la lista completa verrà stilata nelle prossime ore. Gli italiani in ogni caso dovranno aspettare maggio per uscire dall’isolamento. E anche per il dopo sarà necessario rispettare alcune regole, come il distanziamento sociale. Il governo invita a non abbassare la guardia. Soprattutto in vista delle festività pasquali, quando verranno intensificati i controlli sulle strade e sulle autostrade. Per evitare che qualcuno possa pensare a scampagnate o eventualmente a raggiungere case di proprietà al mare o in campagna.

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