Primo giro di chiave: Conte e Speranza preparano nuove restrizioni

Federica Fantozzi
·Giornalista
·5 minuto per la lettura
(Photo: Mondadori Portfolio via Getty Images)
(Photo: Mondadori Portfolio via Getty Images)

La chiusura di locali, bar e ristoranti a mezzanotte. Il divieto di consumare bevande e alcolici in piedi fuori dagli stessi locali dopo le ore 21 per disperdere la movida dei ragazzi. Un limite rigoroso di 30 invitati ai festeggiamenti legati alle cerimonie come battesimi, lauree, matrimoni (ma non in chiesa, dove le regole di capienza non cambiano). L’ipotesi di vietare addirittura le feste con più di 10-15 ospiti anche nelle case private. La raccomandazione all’uso di mascherine anche in casa tra non conviventi. E l’interruzione degli sport amatoriali da contatto, a partire dal calcetto. E’ il giro di vite emerso dalle tre ore tonde di vertice a Palazzo Chigi con i ministri Francesco Boccia e Roberto Speranza, il sottosegretario alla presidenza Riccardo Fraccaro, e i capi delegazione della maggioranza Dario Franceschini (Pd), Alfonso Bonafede (M5S), Teresa Bellanova (Iv) per fare il “tagliando” alle misure anti-covid. Domani pomeriggio il pacchetto sarà discusso nella riunione del ministro Speranza con il Comitato Tecnico Scientifico, e poi al tavolo con le Regioni. Riguardo alle quali Boccia si è detto ottimista, ritenendo che condividano le misure. Due passaggi necessari quanto rapidi, che dovrebbero permettere al premier di varare il nuovo Dpcm già lunedi sera. Almeno, questo è l’obiettivo.

L’aumento dei casi sia pure contenuto – 5724 i nuovi positivi di oggi – e lo stress sanitario di diverse regioni, a partire da Lombardia, Veneto e Campania, ma anche l’allarme sociale che comincia a serpeggiare tra i cittadini, hanno spinto il governo a premere sull’acceleratore. Anticipando la deadline di giovedì 15, quando scadranno le misure attualmente in vigore. Corsia rapida, dunque, per mettere il più possibile in sicurezza il sistema sanitario, ma anche quello scolastico e quello produttivo. La “sacra trimurti” che il governo sta monitorando da giorni, ora per ora, senza tregua. Perché al momento i dati che ha in mano Speranza sono da allerta ma non (ancora) da allarme rosso: le terapie intensive sono in media cariche al 5%, solo in alcune regioni superano il 10% e il virus – spiegano gli esperti – ha una mortalità venti volte inferiore a quella dei mesi cupi del lockdown. Tuttavia, il quadro è in evoluzione talmente rapida che il balzo in avanti va previsto. E con esso, i limiti alla mobilità tra le città o tra le regioni, che per il momento il premier non è disposto a prendere in considerazione.

Dal tavolo dell’esecutivo, quindi, è uscito il pacchetto di restrizioni immediate. Una “linea di rigore” sostenuta con forza da Dario Franceschini, ma anche da Boccia. Era scontato il divieto di assembramento – ovvero di sosta – davanti a bar, locali e ristoranti per evitare folle di ragazzi distratti rispetto all’uso della mascherina, che è stato fissato alle 21: dopo quell’ora, o si trova posto al tavolo o si va a casa. Le chiusure anticipate degli stessi locali e ristoranti, ipotizzate alle 23 come ha deciso Vincenzo De Luca in Campania, dovrebbero invece essere portate a mezzanotte. Un modo per venire incontro alle esigenze di ristoratori e commercianti, già piegati dal calo di fatturato dei mesi scorsi. Inevitabile a questo punto anche l’introduzione di un “numero chiuso” a cerimonie, battesimi, cresime, comunioni, funerali matrimoni: un po’ più dei 20 invitati già stabiliti dalla Campania, si parla di 30. I numeri non sono ancora stati fissati. Va precisato, però, che non riguarderanno i luoghi della cerimonia: per chiese e municipi continuano a valere i limiti di capienza attualmente in vigore, la stretta si applicherà ai festeggiamenti successivi. E c’è un’altra previsione dolorosa per molti: il governo è orientato a fermare gli sport amatoriali da contatto, per interrompere un’altra filiera di contagi soprattutto tra i giovani, salvaguardando per ora la didattica nelle scuole. Infine, dal vertice si va verso limiti molto stretti anche alle riunioni conviviali in case private: no alle feste. Si ipotizzano 10-20 persone al massimo. Palazzo Chigi vuole imporlo come obbligo – pur difficilissimo da far rispettare e suscettibile di proteste e ricorsi – piuttosto che semplice “raccomandazione” che rischia di sortire pochi effetti. Sarà invece al massimo una raccomandazione quella diretta alle aziende per tollerare e incentivare lo smart working dei dipendenti anche nei prossimi mesi.

Due le direttrici di massima lungo cui si è mosso il governo. La prima è salvaguardare finché sarà possibile la trincea della scuola e delle attività produttive – fabbriche, aziende, industrie, cantieri, commercio – sacrificando piuttosto le zone della “movida” e la “filiera del divertimento” – bar, ristoranti, cinema, teatri, concerti, cerimonie e feste private, aperitivi – con divieti di assembramento, chiusure anticipate, ulteriori limitazioni di capienza. La seconda direttrice è tutta politica: allargare al massimo il fronte del consenso, sia tra le forze di maggioranza e poi anche in Parlamento, ma anche provando la via del dialogo con le Regioni che saranno consultate a stretto giro sulle novità.

Un percorso non facile, dato che il fronte dei governatori non ha gradito il divieto di ordinanze più morbide rispetto a quelle governative, imposto dai ministri Francesco Boccia e Roberto Speranza. Ed è un fronte eterogeneo, che va dal “ribelle” Giovanni Toti - secondo cui “si prendono di mira i giovani e i locali perché vogliono vivere la loro vita” - all’”autonomista Luca Zaia – che chiede allo Stato di lasciar decidere ogni Regione per sé – fino allo “sceriffo” Vincenzo De Luca, alle prese con una sanità campana in sovraccarico e una parte di cittadinanza (i ragazzi) restia alle mascherine all’aperto: “Speriamo di non dover arrivare ad alternative drammatiche, però dobbiamo collaborare tutti” ha ammonito ieri sera per l’ennesima volta.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.