Primo ostacolo Conte

Alessandro De Angelis

Il problema è Conte. È questo il senso della “discontinuità” di agenda e, soprattutto, di uomini, su cui il segretario del Pd Nicola Zingaretti ottiene il mandato (per acclamazione, e questa è una notizia) dalla direzione del suo partito. Per trattare su un Governo con i Cinque stelle, ma non a tutti i costi, con uomini buoni per tutte le stagioni. E nell’ambito di una cornice politica che archivi la logica del “contratto”. Tanto per intenderci: quella del “fuori i verdi, dentro i rossi”, purché Conte & co. restino nelle ovattate stanze del potere abitate finora.

Diciamo le cose come stanno: è un mandato che, di fatto, rischia di mandare a vuoto il primo giro di consultazioni al Colle. Perché lì i Cinque stelle si presenteranno con l’ipotesi di “proseguire con Conte”, senza indicare per ora altri nomi, prima di capire quale potrà essere il suo destino che non può terminare con un “arrivederci e grazie”. È questo il punto che Di Maio ha compreso in tutta la sua portata politica, leggendo le dichiarazioni di Zingaretti: “Questo di Conte per noi è un problema serio” ha detto ai suoi. I sondaggi danno il Movimento attorno al 10% e le uniche speranze, in caso di voto, solo legate all’esposizione dell’ex premier, l’unico a tenere negli indici di popolarità e fiducia: “Come facciamo a tenerlo fuori?”.

 

 

Comunque la scelta sarebbe foriera di un’ulteriore tensione nel Movimento, tra i due leader, gli staff, il corpaccione dei parlamentari che vive come leader naturale l’avvocato che le ha cantate a Salvini. È così che si spiega il granitico silenzio di un Movimento solitamente ciarliero che con una nota quasi bulgara fa sapere che la posizione sarà nota domani e che è “monolitico” attorno a Luigi Di Maio, proprio nel momento in cui di monolitico c’è poco. I gruppi, dice qualcuno, “voterebbero Dell’Utri premier, pur di non andare a casa”, ma i big sono divisi alla prima condizione della trattativa col...

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