Primo piano - dai quotidiani

Red/rus

Roma, 23 set. (askanews) - "Tasse, Di Maio sfida Conte". E' questo il titolo di apertura del Corriere della Sera. Il premier, ricostruisce il quotidiano di via Solferino, aveva aperto all' ipotesi di "tasse verdi" su merendine, bibite gassate e voli per finanziare le scuole. Ma ieri il capo politico dei 5 Stelle, Luigi Di Maio, ha tirato subito il freno: "Il nostro obiettivo è quello di abbassare le tasse". E ha aggiunto: "Se il governo esiste è perché lo appoggiamo". Ieri il presidente del Consiglio, ospite della festa della Cgil a Lecce, ha dichiarato che "il sistema fiscale è iniquo e inefficiente". E parlando di evasione ha detto che "siamo favorevoli a pene anche detentive per i casi di conclamata evasione".

Secondo il Corriere il "fermi tutti" suona perentorio e va preso alla lettera. L' incipit del post di Luigi Di Maio è inequivocabile. Il suo "nessun si muova" è un ordine. Tanto più inusuale quanto più si riferisce non solo ai "suoi" (nel senso dei 5 Stelle) ministri Lorenzo Fioramonti, ideatore delle famigerate "tasse" di scopo su merendine e voli, e Sergio Costa, per il decreto ambiente. Ma addirittura al premier Giuseppe Conte, che aveva appena dato la sua benedizione ai progetti di Fioramonti.

Ai piani alti dei 5 Stelle si nega, si minimizza. È tutto un "ma figuriamoci, certo che non ce l' avevamo con i nostri ministri, con il premier poi neanche a parlarne". Il vero obiettivo dell' uscita social di Di Maio, si spiega, è solo quello di raddrizzare la rotta mediatica, perché il rischio che si stava verificando è che il Movimento ne uscisse come "il partito delle tasse». Rischio troppo grande per Di Maio, che da mesi suona le campane dell' abbassamento delle tasse, nonostante i molti miliardi da trovare per far quadrare miracolosamente i conti. Lo storytelling è quello, anche perché c' è ancora una dipendenza psicologica dall' ex alleato, la Lega di Matteo Salvini, pronta a rovesciare sul Movimento tutte le colpe di un aumento delle tasse e perfino la responsabilità di rubare le merendine ai bambini.

In un'intervista sulla "Repubblica", Enrico Giovannini, docente a Roma 2 e alla Luiss, classe 1957, già ministro del Lavoro con il governo Letta, ex presidente Istat, spiega che "il rapporto degli italiani con il fisco risponde a equilibri molto delicati: il governo deve destinare tutti i proventi della lotta all' evasione fiscale a concrete e visibili riduzioni del carico tributario".

"I tempi di analisi sono giocoforza lunghi", precisa. "Nel fine settimana, allegate alla Nadef, saranno pronte le elaborazioni dei dati provvisori 2017. In ottobre, sulla base dei nuovi dati Istat, redigeremo le stime definitive che saranno allegate ai documenti programmatici da consegnare al Parlamento e a Bruxelles. Consentitemi di dire che pochi Paesi hanno uno strumento di indagine e analisi così approfondito". Poi sottolinea che "i governi hanno puntato a lungo sull' aspetto "repressione" nella lotta all' evasione. Negli ultimi anni è cambiata l' ottica e si punta sulla "compliance", il corretto adempimento di tutti gli obblighi. Lo Stato deve da un lato usare un approccio amichevole con le avvertenze via via delle scadenze, dall' altro dare l' impressione, a cui peraltro già corrisponde la realtà, che grazie alle nuove tecnologie il controllo sulle singole attività di tutti è costante e continuo".