Primo piano dai quotidiani

Dmo

Roma, 18 lug. (askanews) - Sui giornali di oggi sono due le principali notizie che vengono declinate tra interviste e retroscena. La morte di Andrea Camilleri a cui i quotidiani dedicano ampio spazio con ricordi di chi lo conosceva, interviste mai pubblicate e il tributo del mondo della letteratura, del cinema e della tv. E poi le liti interne al governo Lega-M5S, tra l'inchiesta sui presunti fondi russi alla Lega, le voci su un'asse Pd-M5S, la delusione del sottosegretario Giorgetti per lo sgambetto sulla poltrona alla Commissione Ue e le interviste ai due vicepremier Di Maio e Salvini e la lettera del premier Conte a Repubblica.

Su La Stampa un retroscena sul voto europeo per l'elezione della presidente della Commissione Ursula von der Leyen e l'impatto sulla coalizione: "I leghisti danno per scontato che alla base del voto dei 5 Stelle a favore di Ursula Van der Leyen ci sia un accordo con il Pd per portare a casa un commissario europeo grillino. Qualcuno va pure oltre e pensa che questo sia l'anticamera di un ribaltone di governo in Italia. Il sospetto che il regista di questa operazione sia il premier Giuseppe Conte. Il suo protagonismo in Europa, il suo continuo insistere sull'accordo stretto a Bruxelles e poi disatteso dal Carroccio e anche la decisione di andare in Parlamento per rispondere sulla questione dei rubli di Mosca vengono visti come gli indizi che confermano i loro timori" si legge sul quotidiano di Torino.

"Salvini osserva il gioco di Conte. Non lo considera più superpartes. E parla di 'tradimento' dei 5 Stelle. 'Conte e con lui Di Maio rischiano di farsi del male', ha confidato Salvini, ricordando che la Lega è ormai il partito di maggioranza relativa in Italia - e ancora - 'Non si capisce - sostiene Salvini - in cambio di che cosa avremmo dovuto votare la Von der Leyen. È passata per nove voti mettendo insieme tutto, traducendo in politica italiana, con i voti di Pd, Forza Italia e M5S. È come se in Italia ci fosse un governo Pd-Fi-M5S'. Salvini dice che non gli interessa il voto di scambio: 'Gli italiani hanno votato e hanno dato alla Lega il mandato più alto per rappresentarli in Europa. Se ci sarà la grande ammucchiata contro la Lega, 5 Stelle compresi, gli italiani sapranno come valutarla'. Il problema ora è la scelta del commissario italiano. Giancarlo Giorgetti è fuori gioco. Anche l'ipotesi di una donna come Giulia Bongiorno viene scartata da M5S. Tutti i nomi di stretta osservanza leghista, secondo i grillini, non passerrebbero l'esame dell'Europarlamento dove la maggioranza europeista ha stretto un cordone sanitario attorno ai sovranisti. 'La Lega ha fatto harakiri: Giorgetti commissario è mission impossible', sostengono i pentastellati".

Sul Fatto Quotidiano stesso tema: "Il voto favorevole dell'Europarlamento alla nuova presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen rischia di avere conseguenze durature sul governo Conte e sul ruolo del numero due della Lega, Giancarlo Giorgetti, la cui nomina a commissario europeo è ormai saltata e che quindi potrebbe addirittura lasciare l'esecutivo in cui ricopre la carica cruciale di sottosegretario a Palazzo Chigi. Secondo quanto riferiscono al Fatto fonti di governo, la crisi matura nella serata di martedì: i Cinque Stelle decidono di appoggiare la Von der Leyen e si rivelano decisivi, con i loro 14 voti. La Lega tentenna: prima valuta l'appoggio, poi prevale la linea ostile oggi rivendicata dal capo delegazione leghista a Strasburgo, Marco Zanni, e dall'euro - scettico Claudio Borghi a Roma. Appena si sparge la voce che la Von der Leyen è disposta a incontrare Zanni e a discutere di un possibile appoggio leghista, a Strasburgo si allarmano in tanti, a cominciare dalla famiglia socialista, cui afferisce il Pd. I socialisti non vogliono la Lega in maggioranza, l'ormai ex ministra della Difesa tedesca capisce che qualunque segnale di apertura alla Lega potrebbe costarle il sostegno dei socialisti, già indispettiti per aver dovuto incassare il veto sul loro candidato, Frans Timmermans. E quindi niente incontro con Zanni, la Lega vota contro la Von der Leyen, sperando di risultare decisiva e scoprendosi invece irrilevante. Una scelta che implica un sacrificio pesante: quello di Giancarlo Giorgetti".

"Nei corridoi di Palazzo Chigi l'opinione prevalente è chequesto sia un punto di non ritorno: adesso Giorgetti non tornerà in buon ordine nel suo ruolo di sottosegretario, 'il prossimo passo è l'addio al governo', dicono da Palazzo Chigi. L'interessato continua a negare ogni interesse per la poltrona. Ma sui suoi destini italiani non conferma e non smentisce nulla".

Il Giornale dà invece la versione del Pd sulla presunta alleanza con i Cinque stelle: "'Qualcuno dei nostri forse vorrebbe provarci davvero. Ma l'idea di un'alleanza con i Cinque Stelle non è un colpo di genio: è un colpo di sole'. A metà pomeriggio, sull'ipotetico governo 'Conte bis' con maggioranza ribaltata, si abbatte il veto di Matteo Renzi" che "chiamando a raccolta i suoi, per far capire ai maggiorenti Pd tentati dall'inciucio che lui ha ancora abbastanza influenza nei gruppi da far sballare i loro conti: così scende subito in capo il presidente dei senatori Pd Andrea Marcucci: 'Qualcuno può davvero pensare che si possa trovare un'intesa con Di Maio, Taverna, Toninelli? E con quali voti? Non certo con i nostri'".

E secondo il Giornale Conte "invece di stare in ambasce per lo stato comatoso della sua maggioranza, in questi giorni sorride giulivo come non mai. Convinto che, se la situazione precipitasse e il suo attuale governo saltasse, ne potrebbe rapidamente nascere un altro, con una maggioranza diversa ma con lui medesimo alla guida. Del resto, chiusa ormai la famosa 'finestra' per votare a settembre, una crisi di governo aprirebbe il problema della manovra di fine anno: un governo per vararla, 'tecnico' o meno, servirà, e verrebbe sollecitato dal Colle". "A bloccare le voci di possibile inciucio accorre anche Nicola Zingaretti: 'Nessun governo con M5s'. Il segretario Pd preferirebbe di gran lunga andare subito al voto, anche per crearsi gruppi parlamentari più omogenei. Ma rischia, in caso di crisi, di trovarsi isolato nella sua maggioranza: da Franceschini a Cuperlo, da Veltroni a Bettini, le aperture ai grillini sono state innumerevoli. E lo strappo di Renzi in caso di intesa coi 5Stelle potrebbe non bastare a frenare la slavina di chi, per evitare elezioni, accorrerebbe anche in appoggio di un Conte bis".