Primo piano - dai quotidiani

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Roma, 26 lug. (askanews) - L'ipotesi di un governo di "garanzia elettorale" nel caso di crisi, le crescenti tensioni in maggioranza con il vertice Di Maio-Salvini di ieri e l'esito della riunione della Bce di ieri nella quale Draghi ha fatto capire di vaer "ricaricato il bazooka". Sono i questi i temi in primo piano sui quotidiani di oggi.

Sul Corriere Marzio Breda fa il punto sulle opzioni che potrebbe avere il Quirinale in caso di crisi di governo, tra cui quella di un governo di "garazia elettorale": "Il tempo per chiudere la manovra scade il 31 dicembre e ci sono state diverse occasioni in cui una Finanziaria è stata fatta di corsa se non in 48 ore (con Berlusconi, Monti e gli stessi gialloverdi, un anno fa). Il punto è che bisogna mandare a Bruxelles un'ipotesi di Finanziaria aderente agli impegni pluriennali presi lo scorso autunno. L'importante, per l'Unione europea e per lui, è il rispetto di quell'impegno e di quei saldi".

"E - prosegue - altro risvolto ancora: nell'eventualità di una crisi, il Colle farebbe un governo per traghettarci al voto?O sarebbe Conte a traghettarci alle urne? Restando al «non detto» di ieri, ma già maturo nelle riflessioni di Mattarella, tutto dipende da come si configura la crisi. Se avvenisse per rottura della coalizione, sarebbe inopportuno che questo esecutivo arrivasse a elezioni e si imporrebbe dunque la necessità di un governo «di garanzia elettorale» (non definibile come tecnico), senza esponenti di partito, con la sola missione di indire il voto. E c'è il precedente di un governo Fanfani, durante la Prima Repubblica, che fu incaricato di portare il Paese al voto e si limitò a questo".

Repubblica ricostruisce il faccia a faccia di ieri tra i due vicepremier: "Quanta debolezza in questo metro quadrato di Palazzo Chigi - scrive il quotidiano - Quella di Salvini è colpa di uno scandalo che punta con passo calmo al cuore della Lega. Quella di Di Maio è la fotografia di un Movimento ridotto a pezzi. Affossato dal via libera alla Tav. Che, puntualmente, plana sul tavolo del vertice. A Palazzo Madama, racconta Di Maio al collega, la situazione è esplosiva. Mentre i due leader discutono, i senatori sono fuori controllo".

"I rivoltosi - prosegue il quotidiano - chiedono al ministro Danilo Toninelli, quello che doveva dimettersi piuttosto che accettare la Tav - e invece adesso promette di «andare avanti a testa alta» - di non firmare i prossimi «atti necessari» per proseguire nei lavori. Di rifiutarsi già oggi, negando l'autografo sulla manifestazione d'interesse del governo italiano. Ma lui firmerà. E allora i frondisti minacciano di replicare la protesta dei deputati, di non votare il decreto sicurezza che sta per approdare al Senato".

"Del caso si discute ovviamente anche tra i due leader. Salvini ribadisce una richiesta doppia: decapitazione di Toninelli, se possibile anche di Elisabetta Trenta dalla Difesa. «Devi far dimettere Toninelli - scandisce - Sei il capo politico, dimostralo. Non lo chiedo pubblicamente, ma fallo. Non è un ministro, è un disastro». «Ho dei margini politici limitati», la replica del vicepremier 5S, che pure sacrificherebbe volentieri il responsabile del Mit. Come sbrogliare il caos interno alla maggioranza, allora? In teoria le comunicazioni di Conte sulla Tav potrebbero tenersi il 7 agosto. Ma se il gruppo 5S del Senato dovesse vacillare, diventerebbe obbligatorio un rinvio. L'ennesimo del teatrino gialloverde" conclude Repubblica.

La Stampa riferisce dell'incontro di oltre un'ora a villa Taverna tra l'ambasciatore americano a Roma, Lewis Eisenberg, e il vicepremier Luigi Di Maio.

"L'invito, recapitato direttamente dall'ambasciatore, è per Di Maio ossigeno puro La possibilità di riannodare i fili con Washington arriva infatti nel momento più difficile della sua leadership e del partito" scrive il quotidiano "Ma c'è bisogno di prove d'amore concrete. Innanzitutto, sui rapporti con la Cina. Di Maio avrebbe rassicurato Eisenberg a proposito della recente firma di accordi commerciali con Pechino: non si trattava di nuovi accordi, ma della semplice ratifica di intese strette dal precedente governo. E sulla Rete per la nuova tecnologia 5G in Italia, alla quale stanno già lavorando i due colossi cinesi Huawei e Zte, si alzeranno presto le difese del governo, accelerando l'iter del decreto legge sul Golden Power in Senato".

Al centro dei colloqui, riporta la stampa, anche il caso Lega-Russia: "La versione finora offerta dal ministro dell'Interno in sua difesa, arricchita da un atteggiamento derisorio per ciò che è emerso, non verrebbe ancora ritenuta credibile. Proprio perché troppi elementi della storia risultano ancora sfocati. Salvini, sempre stando al racconto che viene dai cinque stelle sui colloqui a villa Taverna, starebbe in questo modo allontanando l'intero partito da Washington. L'unico filo capace di unire ancora gli Usa alla Lega viene tenuto dal sottosegretario Giancarlo Giorgetti che però, alle condizioni attuali, sembra giocare una partita solitaria; non più in grado, alla luce dei silenzi del suo leader di partito, di continuare a tessere una tela di rapporti oltreoceano".

Il Sole 24 Ore guarda alle decisioni annunciate ieri dalla Bce e sintetizza: "Draghi ricarica il bazooka".

"A distanza di sette anni dal 26 luglio 2012, quando Mario Draghi pronunciò il famoso discorso del "whatever it takes" a Londra contro la dissoluzione dell'euro" scrive il quotidiano "il presidente della Bce ieri ha sfoderato di nuovo tutta la determinazione della sua istituzione, preannunciando la messa a punto di un ampio programma di misure e opzioni vecchie e nuove (dal taglio dei tassi, al tiering, a un nuovo QE), in risposta «alla necessità di un orientamento di politica monetaria altamente accomodante per un prolungato periodo di tempo», per sconfiggere questa volta un altro insetto strano, un'inflazione troppo bassa troppo a lungo «che non ci piace». E per contrastare un rallentamento economico che, nella seconda metà dell'anno, invece di migliorare con un rimbalzo va peggiorando: nella speranza che alla politica monetaria della banca centrale si affianchino adeguate politiche fiscali, nel caso di deterioramento ulteriore dell'economia".

"Il presidente è stato chiaro: se l'economia dovesse andare di male in peggio, la politica fiscale sarà sempre più importante - conclude Il Sole - Per Paesi con alto debito, sono indicate politiche di consolidamento fiscale pro-crescita ma senza far allargare lo spread. La Bce la sua parte la farà, con la determinazione del whatever it takes, e Christine Lagarde sarà un nuovo presidente «eccezionale» ha assicurato Draghi: ma la Bce non potrà fare tutto da sola".