Primo piano - dai quotidiani

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Roma, 23 lug. (askanews) - Il blackout dei treni e la tensione all'interno del governo sui possibili risvolti di quello che sembra un attentato di matrice anarchica tiene banco sui principali quotidiani nazionali. Sergio Rizzo su Repubblica scrve in un editoriale dal titolo "Un Paese senza normalità": Si dovrà chiarire se per mandare in tilt l'alta velocità, spezzare l'Italia in due e gettare nel panico sotto una calura insopportabile centinaia di migliaia di persone 'è bastata una sigaretta', come dice un sito anarchico. Di sicuro è andata in fumo ancora una volta la normalità. Se una cabina elettrica rappresenta il ganglio vitale per il funzionamento ordinato di un Paese sviluppato, è normale che sia adeguatamente difesa dagli atti di sabotaggio. Se invece è sufficiente 'una sigaretta' per far saltare un sistema che dovrebbe essere protetto come in bunker, la cosa non è normale". "Sabotaggio, treni nel caos", apre il Corriere della Sera. "Il premier Giuseppe Conte è pronto a dire sì ai cantieri della Torino-Lione. La decisione potrebbe arrivare venerdì. Ma il rischio è che i 5 Stelle si dividano". "Una decisione clamorosa, un dietrofront inimmaginabile fino a qualche tempo fa, che diventa un atto quasi dovuto. Si potevano perdere i finanziamenti europei o si poteva perdere un po' la faccia (i 5 Stelle), e si sta decidendo per la seconda opzione, con ripercussioni difficili da immaginare nelle loro dimensioni, ma facili da descrivere a grandi linee: un Movimento spaccato, con gli storici esponenti no Tav (come Alberto Airola) furibondi e in partenza, rivolte possibili locali e di centri sociali, la giunta Appendino che scricchiola e il possibile Aventino di due personaggi di primo piano tra i 5 Stelle. Quel Grillo che l'aveva definita 'una cazzata', ne aveva cantato il de profundis prematuro ('è morta') e la considerava una 'presa in giro'. E quell'Alessandro Di Battista che, dopo averlo definito 'un buco inutile', aveva invitato Salvini 'a non rompere'". "L'Italia spezzata dagli anarchici", titola La Stampa: "L' attentato di Firenze è un atto troppo grave per finire in una stucchevole querelle politica. Per il danno patito da migliaia di viaggiatori e per l'effetto simbolico che ha nella storia d'Italia la parola 'anarchici' accostata - a torto e a ragione - a quella di 'attentato'. Per di più il bersaglio di ieri era una centralina dell'alta velocità, che da almeno vent'anni è diventata il totem di tutte le opposizioni, rappresentativo di un 'No' che va ben oltre la polemica contro la Torino-Lione. È un no di sistema e al sistema. È una guerra che viene combattuta dalla galassia anarchica nazionale e internazionale costituita da gruppi diversi, spesso in polemica fra loro e con forme di lotta differenti. Ma sono l'esercito clandestino di una forma di terrorismo che non ha come obbiettivo la conquista leninista del potere, come le Brigate rosse negli anni Settanta, ma la diffusione caotica di sabotaggi in situazioni sociali sensibili, dimostrazioni di contropotere territoriale, denuncia dei Centri per i migranti, lotta contro gli sfratti e nelle carceri".