Primo piano - dai quotidiani

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Roma, 12 ago. (askanews) - In attesa che la riunione dei capigruppo calendarizzata questo pomeriggio al Senato faccia entrare nel vivo la crisi di Governo aperta la scorsa settimana da Matteo Salvini, i quotidiani oggi in edicola esplorano mosse e destini dei diversi protagonisti, a partire dallo smottamento del Pd innescato da Matteo Renzi, dalle possibili alleanze nel campo salviniano e in quello dei cinque stelle, e dalle carte in mano al presidente Mattarella.

Dopo l'apertura ad un governo con i cinque stelle certificata ieri da Renzi con una intervista al Corriere della sera, oggi è il giorno dei retroscena. Secondo Annalisa Cuzzocrea e Lavinia Rivara di Repubblica, Renzi è pronto alla scissione e "si prepara a far nascere nuovi gruppi parlamentari, che si chiameranno 'Azione civile', portando via da quelli del Pd i suoi fedelissimi. Poi, se si andrà ad elezioni, nascerà un vero e proprio partito, con una sua lista pronta a lanciarsi nell'agone elettorale". Un acronimo, A.C. che, nota Repubblica, avrebbe le stesse iniziali dell'Azione Cattolica. Tra gli zingarettiani, invece, si starebbe affacciando l'idea di un 'governo di legislatura' con i grillini che duri almeno fino al 2022. Secondo Stefano Feltri del Fatto quotidiano, "l' accordo tra Matteo Renzi e il M5S in discussione si regge su tre pilastri: Raffaele Cantone premier, deficit 2020 vicino al 2,9 per cento per evitare che la legge di Bilancio sia troppo sanguinosa, appoggio dei gruppi parlamentari del Pd o, se il segretario Nicola Zingaretti si oppone, di gruppi autonomi composti da renziani e fuoriusciti da Forza Italia".

Intervistato dal direttore del Giornale Alessandro Sallusti, Matteo Salvini preannuncia un incontro con Giorgia Meloni e Sivlio Berlusconi per proporre loro un "patto", "l'Italia del sì contro l'Italia del no", che però non configurerebbe la rinascita del vecchio centro-destra: "Le vecchie classificazioni non mi appassionano. Mettiamola così, oltre il vecchio centrodestra". Oltre, spiega il vicepremier, "c'è Forza Italia, c'è Fratelli d'Italia e poi ci sono nuove realtà fatte da buoni sindaci e amministratori". Salvini non esclude Berlusconi e Forza Italia: "Io non escludo nessuno, questo non è il momento di escludere ma di includere il più possibile. Penso anche ai governatori e ai tanti grillini positivi che abbiamo conosciuto. Non tutti i Cinque stelle sono come Fico o Di Battista". Sull'altro lato della barricata di quella che è stata l'alleanza giallo verde, "è sulla non sfiducia al presidente del Consiglio che si misurerà se la tela tra Pd e Cinque Stelle sarà stata solo la foto di un disperato tentativo estivo, oppure se può diventare davvero realtà lo scacco a Matteo Salvini", scrive Luca De Carolis sul Fatto quotidiano. E' il cosiddetto "lodo Grasso". "L'avversario a cui Luigi Di Maio chiederà senza sosta di passare ai fatti, di ritirare tutti i ministri della Lega e quindi di lasciare il Viminale. Nella speranza che i sussurri e gli sms con i dem portino a una nuova maggioranza di fatto innanzitutto alla Camera sul taglio dei parlamentari, la bandiera che va resa legge per far slittare il voto di mesi, almeno fino alla primavera". Su tutta l'operazione, però, "pesa il silenzio di Alessandro Di Battista, più che scettico sulla trattativa coi dem, ma schierato con Di Maio per uno slittamento del voto di pochi mesi. Freddo anche Davide Casaleggio. E c'è chi fa muro, come Gianluigi Paragone: 'Nien te governi con Renzi o il Pd, abbiamo già dato. Si vada al voto'".

Tutti, ad ogni modo, attendono le decisioni di Sergio Mattarella. Per Claudia Fusani, sulla Stampa, sono quattro le ipotesi: governo di garanzia elettorale (i nomi ipotizzati sono quelli di Valerio Onida, Giovanni Maria Flick, ma anche di Giuseppe Conte e Giovanni Tria), governo no tax o "di tregua" (ipotesi Cottarelli), governo istituzionale (nomi ipotizzato: Casellati, Fico, o la vicepresidente della Consulta Marta Cartabia) e, infine, un governissimo che presupporrebbe un accordo politico oltre che tecnico, un azzardo "il cui scalpore potrebbe essere taciuto solo con una carta choc per tutti: Mario Draghi". Sul Correire della Sera, ad ogni modo, Marzio Breda scrive che il Quirinale non lavorerà per costruire maggioranze: l'eventuale neo-coalizione Pd-M5S "non potrebbe esprimerebbe un esecutivo credibile, agli occhi del presidente, se nascesse esclusivamente «contro» qualcosa e non «per» qualcosa. Bisogna dunque che possegga, oltre agli indispensabili numeri in Parlamento, quella che andrebbe definita una 'identità di governo'. Ci vuole, insomma, un programma, per quanto limitato, e un orizzonte temporale coerente con esso. Sulla compatibilità di questi due aspetti dovrà risultare un credibile comune denominatore, altrimenti il Paese rischierebbe di scansare le urne d'autunno solo per essere proiettato in un'altra stagione di instabilità destinata anch'essa al fallimento. Tutto ciò, chiunque abbia responsabilità politiche anche minime lo sa. Come del resto sa di non poter chiedere soccorso al Quirinale con l'obiettivo che lassù si lavori a formare la grande intesa per 'fermare i barbari' invocata da Beppe Grillo e da Di Maio. Quello che sicuramente il presidente Mattarella non farà, sarà di mettersi lui a cercare i voti uno per uno. Perché non è lui che costruisce le maggioranze. Può semmai, in assenza di qualsiasi accordo, dar vita a un governo di garanzia elettorale che traghetti il Paese al voto, al posto dell'ormai defunto esecutivo gialloverde".