Primo piano - dai quotidiani

Dmo

Roma, 12 set. (askanews) - La questione migranti con la visita del premier Giuseppe Conte a Bruxelles, i primi passi del governo M5S-Pd, le nomine e le lotte per i sottosegretari. Sono questi i principali temi dei quotidiani oggi in edicola.

Sul Corriere della Sera: "Assalto di 200 aspiranti ai posti di sottosegretario. Scontro tra M5S e dem". Sul quotidiano si parla di "un tavolo apparecchiato per il premier Giuseppe Conte, rientrato alle sette da Bruxelles. Tra i commensali, i ministri Riccardo Fraccaro e Stefano Patuanelli e, nel menù, la patata rovente dei sottosegretari, che i 5 Stelle non riescono a pelare. Si litiga per ogni casella, o quasi. Conte ha spronato a chiudere entro oggi e ha convocato alle 15 il Consiglio dei ministri per il via libera".

Ma "l'intesa non c'è ancora e non è detto che Conte, pur pressato dal Quirinale, riesca a chiudere la partita oggi stesso, magari dopo un ultimo vertice con i quattro ambasciatori, Patuanelli, Spadafora, Franceschini e Orlando. Il quartetto è preso d'assalto, candidature e autopromozioni sono oltre 200. Al Pd devono districarsi tra 120 aspiranti, mentre i vertici del M5S hanno avuto 14 richieste dalla sola commissione Agricoltura. E pazienza se Di Maio voleva 'rose' di cinque petali".

Tra le poltrone più richieste anche lo Sviluppo: "Durissimo il braccio diferro allo Sviluppo. Il Pd alza la voce, chiede per Antonello Giacomelli le deleghe sulle telecomunicazioni e per Gian Paolo Manzella quelle dell'energia. Scontro anche sull'editoria, che Emilio Carelli contende ad Andrea Martella".E poi "il duello tra Laura Castelli e Stefano Buffagni, su chi dovrà 'tallonare' in via XX Settembre il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri e il vice in pectore Antonio Misiani, è finito in parità. Lei sarà viceministro e lui, che ieri ha parlato con il presidente Fico, sottosegretario".

Stesso argomento su Il Giornale: "Prima di tagliare i seggi devono spartirsi gli ultimi incarichi".

Stesso tema su La Repubblica: "Il tavolo dei sottosegretari pochi posti e troppi prenotati. Frenetiche trattative per chiudere la squadra di governo, ma l'intesa rischia di slittare. Il Pd fa i conti con le pretese delle correnti ma è nel M5S che si è scatenata la bagarre. Corrono pure gli ex ministri: a Trenta e Lezzi va bene anche il passo indietro".

"Almeno un centinaio di richieste per 42 posti disponibili. E una certezza: alla fine saranno più cardinali che papi a uscire dal conclave demo-stellato riunito fino a notte fonda per chiudere la partita sui sottosegretari. Con Orlando e Franceschini da un lato, Spadafora e Di Maio dall'altro, a tentare di sbrogliare la matassa di nomi che per un giorno intero entrano ed escono come numeri al lotto, caselle riempite e poi cancellate, soluzioni giuste che appaiono sbagliate un minuto dopo". "Al netto della fisiologica diatriba sulle deleghe, M5S e Pd il compromesso sui numeri l'hanno raggiunto subito: 22 poltrone ai grillini, 18 ai piddini, 2 agli esponenti di Leu. I problemi stanno tutti dentro i partiti, specie il Movimento. Con Di Maio che non sa più a quale santo votarsi per frenare le ambizioni di volti storici e peones. Una ressa che neppure la nuova regola imposta dopo il giuramento ha scoraggiato: l'esclusione dei presidenti di Commissione ha sortito come unico effetto di indispettire chi, da Giseppe Brescia a Marta Grande, invece ci puntava. Anche perché introdotta dal capo politico dopo aver promosso ministra la sua pupilla, Nunzia Catalfo, anche lei presidente alla Lavoro prima che calasse la ghigliottina. E pure far esprimere a ciascuna Commissione una rosa di cinque nomi, da cui l'inquilino della Farnesina avrebbe poi pescato, si è rivelato un boomerang: i candidati si sono moltiplicati".

Torna poi il tema immigrazione affrontato ampiamente con vari articoli su Il Giornale che titola: "Invasione in vista dalla Libia. I talebani delle Ong esultano". I taxi dei clandestini in movimento nel Mediterraneo. La Guardia costiera libica demotivata nei controlli e poi Migranti, la Ue bluffa e ci rifila i barconi. Conte ci casca in pieno". "Dietro l'apparente ingenuità di Conte si nasconde anche l'inconfessabile necessità di ricambiare il sostegno garantitogli dall'Ue. Un meccanismo non diverso da quello del 2015, quando Renzi barattò la flessibilità sui conti italiani con la disponibilità a farsi carico di tutti i disperati in arrivo dalla Libia. E a rendere più concreto il parallelismo contribuiscono le parole con cui Conte fa capire che l'operazione Sophia 'non è stata del tutto accantonata' e 'può essere riattivata in un quadro di rimpatri'. Insomma, tutto ritorna. Grazie alla sottomissione del nuovo governo giallorosso le navi di tutte le marine militari europee potranno addestrarsi a raccogliere migranti davanti alla Libia e scaricarli nei nostri porti. Con la deferente approvazione dell'ex avvocato degli italiani Giuseppe Conte".

Su La Stampa, invece, si parla di un retroscena su un dossier M5S per l'Eurogruppo: "Di Maio chiama alla Farnesina i tecnici che lavorano ai dossier economici per il M5S. Non ci sono viceministri e sottosegretari perché nessuno di loro è stato ancora confermato e agli occhi dei parlamentari che si giocano una chance di sottogoverno sarebbe stato inopportuno. In mano a Di Maio finisce un documento dettagliato contenente i punti principali di discussione dell'Ecofin e dell'Eurogruppo di venerdì e di sabato. Sono due appuntamenti a cui prende parte il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri. L'irritualità di questo incontro, fatto trapelare da fonti interne allo staff di Di Maio, viene subito notata sia nel Pd sia a Palazzo Chigi. E letta come un tentativo di fissare uno spazio di influenza politica alla testa del governo, quasi fosse un vicepremier ombra che restituisce a se stesso quel ruolo sfumato per un compromesso con i dem . Di Maio entra nel territorio di competenza di Gualtieri. E nel M5S non ne nascondono i motivi: perché la fiducia tra i due partiti va costruita passo dopo passo e per adesso regna 'molta diffidenza' verso il Pd, che all'interno del governo si è aggiudicato l'interlocuzione privilegiata con l'Europa assicurandosi il titolare del Tesoro, il ministro agli Affari Ue e il commissario Ue all'Economia. Nel documento redatto dal team economico sono contenuti i diversi argomenti all'ordine del giorno delle due riunioni europee: la green rule degli investimenti contro i cambiamenti climatici, e la fiscalità energetica. Nell'immediato Di Maio vuole spingere soprattutto una storica battaglia del M5S inserendo 'principi di massima trasparenza' nell'Eurogruppo. L'Italia ha ottenuto che fosse all'ordine del giorno già questo fine settimana. Essendo, quello dei ministri delle Finanze della zona euro un organo informale, non ci sono verbali delle riunioni. Una tradizione che i grillini vogliono scardinare, e su questo chiederanno una convergenza a Gualtieri e a Conte". "Nella testa di Di Maio deve diventare un superministero di rilevanza politica e con un piede nelle strategie economiche del governo, che possa risarcirlo della perdita della vicepremiership. Per questo ha agganciato dal Mise la direzione del commercio estero. Per dire la sua sui tavoli internazionali. Come vuole fare sull'altro tema che gli è caro: l'immigrazione. Non si torna alla retorica dei porti chiusi, ma certamente Di Maio non è tra quelli che vogliono smantellare i decreti Sicurezza. E se Conte si occuperà di tenere salda la sponda con la Commissione Ue, il ministro degli Esteri è sull'Africa che vuole abbozzare una sua agenda assieme al fidato sottosegretario Manlio Di Stefano, al grido di 'aiutiamoli a casa loro':cooperazione, aiuti europei ai Paesi di provenienza, corridoi umanitari".