Primo piano - dai quotidiani

Dmo

Roma, 28 nov. (askanews) - Sui quotidiani in edicola oggi in primo piano diversi argomeniti: l'ok del Parlamento europeo alla nuova Commissione Ue, l'inchiesta Open e Renzi nel mirino, il dibattito sul Meccanismo salvastati.

Sul Corriere della Sera in prima pagina l'inchiesta Open. 'Renzi alza il tiro sui pm 'Democrazia ferita, si è passati dal mostro di Scandicci al senatore di Scandicci'. E chiede un dibattito in Aula. 'Questa è un'aggressione nei miei confronti. Mi hanno messo nel mirino e vogliono farmi fuori''. Matteo Renzi 'ha un colloquio con la presidente del Senato Elisabetta Casellati. Le chiede di far svolgere un dibattito in aula sul finanziamento ai partiti: 'Non vedo l'ora di parlare'. Non riceve un no come risposta. Bisognerà vagliare tempi e modi. Poi Renzi parte all'attacco: una enews, una conferenza stampa in diretta Facebook, un post sui social. Punta le toghe: 'C'è un'invasione di campo. Un atto senza precedenti, una ferita al gioco democratico. Si tratta di una cosa enorme. Se affidiamo a un magistrato decidere cosa è un partito e cosa non lo è mettiamo in discussione la separazione dei poteri'. Il riferimento è a Open che i pm di Firenze considerano un'articolazione di partito: 'Lo fanno per indagare alcuni e perquisire tutti', denuncia il leader di Iv'.

'Ma Renzi ce l'ha anche con i 5Stelle: 'Di Maio con enfasi chiede una commissione di inchiesta. Sono favorevole. Si indaghi sui partiti, sulle fondazioni e sulle Srl che hanno rapporti conipartiti e con i movimenti'. Sta parlando della Casaleggio associati, ovviamente'.

Secondo un altro articolo sul tema del Corsera 'Una segnalazione dall'antiriciclaggio per l'indagine sulla casa del leader. A Lotti una delle carte di credito della fondazione'. 'Operazioni immobiliari, carte di credito, cene e convegni. Sono due le inchieste avviate dalla Procura di Firenze sull'utilizzo dei soldi della fondazione Open. Oltre alle verifiche sul denaro gestito dall'avvocato Alberto Bianchi — che era presidente della fondazione chiusa nel 2018 dopo sei anni di attività e incassi per circa 7 milioni di euro, i pubblici ministeri hanno disposto accertamenti sulla villa acquistata nell'estate 2018 da Matteo Renzi. I soldi per versare la caparra da 400 mila euro furono infatti messi a disposizione da uno dei finanziatori. La somma è stata poi restituita ma un anno fa l'operazione è stata segnalata dall'Uif, l'Unità antiriciclaggio, come 'sospetta' e per questo sono in corso le verifiche. Controlli che riguardano pure l'utilizzo delle carte intestate alla fondazione ma messe a disposizione di alcuni parlamentari. Tra loro, Luca Lotti che con Maria Elena Boschi e Marco Carrai — indagato come Bianchi per finanziamento illecito — faceva parte del cda della fondazione'. 'L'alert scatta un anno fa quando i magistrati di Firenze guidati da Giuseppe Creazzo ricevono una 'segnalazione di operazione sospetta' che riguarda un passaggio anomalo di soldi sui conti di Renzi. Chiedono alla Guardia di finanza un approfondimento e scoprono che il 12 giugno 2018 l'ex premier ha ricevuto un prestito da 700 mila euro dai fratelli Maestrelli, attraverso un conto dell'anziana madre Anna Picchioni. Una parte dei soldi è stata utilizzata per emettere 4 assegni circolari per un totale di 400 mila euro da versare come caparra per l'acquisto della dimora da un milione e 300 mila euro a due passi da piazzale Michelangelo. Non si sa nulla della destinazione degli altri 300 mila euro. Si scopre che i rapporti tra Renzi e i Maestrelli risalgono a molti anni fa. La famiglia ha fatto alcune donazioni alla fondazione Open e Riccardo, uno dei fratelli, nel 2015 era stato nominato proprio dal governo Renzi nel consiglio di amministrazione di Cassa depositi e prestiti. Renzi ha restituito i 700 mila euro, ma l'indagine dovrà ora accertare se quel prestito fosse la contropartita per favori ricevuti. E se dietro alle altre donazioni dei Maestrelli — proprietari tra l'altro di alcune aziende ortofrutticole — possano celarsi vantaggi ottenuti proprio grazie al legame con l'ex premier e con il suo entourage'.

'Il 4 ottobre scorso Carrai è stato nominato console d'Israele: quando i finanzieri sono entrati negli uffici della sua azienda per la perquisizione hanno dovuto utilizzare alcune cautele legate all'immunità diplomatica, anche se questo non ha impedito di portare via la documentazione sul suo ruolo nella fondazione'.

Sullo stesso tema il Fatto quotidiano: 'Luca Lotti aveva una carta di credito intestata alla Fondazione Open. Quel bancomat, assieme ad altre carte di pagamento appoggiate sui conti della Fondazione e assieme alla contabilità di Open, sono ora finiti al vaglio della Procura di Firenze che analizzerà se e come siano state effettuate le spese. La contabilità relativa alle carte di credito, come pure a tutta la gestione della Fondazione Open, è stata acquisita due giorni fa dalla Finanza che ha ribussato alla porta dello studio legale di Alberto Bianchi su ordine dei pm Luca Turco e Antonino Nastasi. I finanzieri hanno acquisito anche la documentazione relativa alle spese pagate dalla Fondazione per l'attività di Matteo Renzi. I pm fiorentini indagano su Bianchi per finanziamento illecito e traffico di influenze in relazione a un incarico per un contenzioso con Autostrade affidato nel 2016 al suo studio legale dalla Toto Costruzioni Generali. Iscritto nel registro degli indagati, ma solo per finanziamento illecito, anche Marco Carrai, l'imprenditore "f e d e l i ssimo" di Matteo Renzi e già membro del Cda della stessa Open' che ha 'agito da 'articolazione di partito politico' e per questo hanno chiesto alla Finanza di verificare - tra le altre cose - anche le 'ricevute di versamento da 'parlamentari'".

Su La Repubblica si affronta anche un altro tema di scontro nella maggioranza: 'Rai, veto di Di Maio su Orfeo. Nomine bloccate, il Pd non ci sta. L'ex direttore del Tg1 era in corsa per il Tg3. Salini rinvia tutte le decisioni su divisioni e testate Dem all'attacco: azienda paralizzata in mano a Lega e 5S. Freccero in pensione, interim per Raidue'. 'La battaglia nella maggioranza spiega pesantemente i suoi effetti anche a Viale Mazzini. Rinviate, di nuovo, le nomine dei vertici di divisioni e testate. E il motivo è semplice: il veto del M5S alla designazione di Mario Orfeo alla guida del Tg3. Una scelta caldeggiata dal Pd, sulla base dell'esperienza acquisita da Orfeo, che ha già diretto Tg1 e Tg2, facendo anche il direttore generale dell'azienda. Ma Luigi Di Maio non ha voluto sapere ragioni, imponendo il suo niet che ha canificato la lunga trattativa condotta da Dario Franceschini per i dem e da Vincenzo Spadafora per i 5 Stelle. Niente da fare: il capo politico è stato irremovibile sul disco rosso a Orfeo e l'ad Fabrizio Salini si è adeguato facendo saltare così l'intero pacchetto di nomine che avrebbero dovuto essere varate oggi dal consiglio d'amministrazione. Dopo il nulla di fatto dell'11 novembre, un altro stop. Di nomine si tornerà a parlare nel cda previsto il 13 dicembre'. 'Una situazione di caos, ai piani alti dell'azienda di Stato che è in calo di audience e di pubblicità. E con dirigenti mantenuti in stato di precarietà. La prima conseguenza pratica riguarda Carlo Freccero, il cui incarico alla guida di Rai2, scade e non può essere rinnovato essendo il direttore uscente pensionato. Ci sarà un interim per la seconda rete. Il cda, stamattina, si occuperà di argomenti diversi dalle nomine: piano industriale, patrimonio immobiliare, radiofonia'.

Su La Stampa un'ampia sezione è dedicata ad Autostrade che dichiara che 'i ponti sono sicuri'. L'Ad Tomasi: "Non cerchiamo scuse e siamo pronti a fare tutte le verifiche che saranno necessarie". "Tutti i viadotti della rete autostradale gestita da noi sono sicuri, lo garantisco, ma reagiremo a ogni segnalazione di criticità. E le dichiarazioni rese dall'ex capo delle manutenzioni di Autostrade non trovano riscontro nei nostri manuali. Toglierci le concessioni sarebbe incomprensibile per il patrimonio che rappresentiamo in questo Paese, ma ragioniamo su aspetti tecnici. Il crollo del Morandi? Era un'opera sotto il nostro controllo, non ha giustificazione". Il nuovo amministratore delegato di Autostrade per l'Italia Roberto Tomasi rilascia per la prima volta un'intervista. Si sente di garantire gli automobilisti e la loro sicurezza? «Per il lavoro svolto finora sì. Non significa che non reagiremo a ogni segnalazione. Sappiamo di essere nell'occhio del ciclone e forniremo risposte». 'Mi rimetto al manuale di sorveglianza Aspi-Spea. Con voto 60 la riduzione di staticità è inferiore al 5%, l'intervento va pianificato entro due anni. Il 70 individua una perdita di capacità statica oltre il 5% sull'infrastruttura e servono azioni immediate, con eventuali limitazioni del carico fino anche alla chiusura a seconda del danno riscontrato. Sui viadotti di recente classificati con 60 e 70 le Direzioni di Tronco sono intervenute subito. Questi ponti sono sicuri', dice. 'Il piano, scattato a ottobre 2018 e potenziato a inizio 2019, prevede cantierizzazioni complesse. Su tutta la rete abbiamo previsto, per le sole opere d'arte, una spesa totale di oltre 370 milioni nel prossimo triennio. Sulla sola rete ligure abbiamo programmato interventi per 117 opere, una parte è già in corso. Parliamo di più del 20% delle opere della rete ligure. Sulle cantierizzazioni c'è un dialogo con la Regione, per conteneregliimpatti sullaviabilità, così come fatto la scorsa stagione estiva, ma sarà la sicurezza a prevalere'.

Sempre sul quotidiano di Torino un retroscena sul Mes: 'C'è uno strano clima di fiducia a Palazzo Chigi: Giuseppe Conte è convinto che Luigi Di Maio non voglia arrivare a cestinare la riforma del Meccanismo di Stabilità (il Mes) che l'Italia dovrebbe firmare a dicembre. Anzi, i due si sono sentiti più del solito in questi giorni, proprio per trovare la soluzione meno insidiosa per la tenuta del governo. Un insolito asse, lo definiscono nel M5S, visti gli ultimi mesi non propriamente idilliaci tra il premier e il ministro degli Esteri. Da fonti 5 Stelle trapela però che intenzione del capo politico in realtà sarebbe di strappare un rinvio della ratifica. Un'opzione che, confermano da Palazzo Chigi, è in mano al governo, ma che, vista da Bruxelles, sarebbe clamorosa e potrebbe essere attenuata solo se fosse vero che anche altri Paesi Ue si stanno muovendo in questa direzione. L'Italia non sarebbe da sola a contrastare le nuove regole di applicazione del fondo Salva Stati, e Conte potrebbe avere più tempo per blindare la maggioranza su un compromesso digeribile ai grillini e che non mini la reputazione filoeuropeista del governo. Al momento, a Di Maio è sufficiente che il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri abbia assicurato che il negoziato non è stato chiuso e firmato, e che «non ci sia un consenso definitivo e formale del governo». Parole che confermano come il rinvio della firma italiana sia uno scenario molto probabile. Il leader assicura che saranno fatti degli approfondimenti per valutare se il testo «convenga o meno all'Italia», ma «senza andare contro Gualtieri». Una dichiarazione di cortesia dopo che il titolare del Tesoro si era detto fiducioso che con il collega della Farnesina si sarebbe trovata una posizione comune sul Mes. Anche perché, conferma Di Maio, 'ci sono perplessità anche da parte del gruppo parlamentare M5S''.