Primo piano - dai quotidiani

Dmo

Roma, 9 gen. (askanews) - Sui quotidiani in edicola oggi le aperture sono dedicate in particolare ai temi di attualità provenienti da Libia e Iran. Si parla anche della vicenda Gregoretti e della riforma della giustizia.

Sul Corriere della Sera una pagina è dedicata ai militari italiani in Iraq e alla giornata di lanci di missili: 'Sono stati i missili antimissile Patriot americani a salvare la zona dell'aeroporto di Erbil, dove stanno le basi di parte della coalizione internazionale. I soldati americani erano l'obiettivo dei missili balistici iraniani. Ma anche quelli italiani avrebbero potuto rimanere vittime', si legge nel racconto dell'attacco missilistico iraniano contro le basi e gli interessi americani in Iraq da Raed Abu Ayman, giovane interprete residente a Erbil. 'Dopo l'evacuazione tre giorni fa della base Union3 all'interno della «zona verde» nella capitale (dove al momento resta ancora il comandante del contingente, generale Paolo Fortezza, con una decina di collaboratori), gli italiani sono stati spostati su Erbil, dove oggi contano oltre 600 soldati. Oltre 200 Carabinieri pare invece restino a Camp Dublin, presso l'aeroporto internazionale di Bagdad. Anche noi abbiamo potuto verificare il 24 dicembre durante la visita natalizia al contingente assieme al ministro della Difesa Lorenzo Guerini e al capo di Stato Maggiore, generale Enzo Vecciarelli, che la base italiana è prospicenteaquella americana. Sono entrambe comprese nel recinto dell'aeroporto civile. «Se un grosso missile balistico mirasse agli americani, quasi automaticamente anche gli italiani sarebbero investiti dallo scoppio», ribadiscono fonti sul posto'.

Sul Corriere come sugli altri quotidiani si parla poi del vertice a metà sulla Libia, dopo l'incontro del premier Conte con il generale Haftar e il forfait di Sarraj. 'Ora il 'pasticcio' inquieta i diplomatici. 'Errore madornale, ci costerà caro'', è il titolo del restroscena. 'A Palazzo Chigi si giustificano, respingono la parola flop, non vogliono sentir parlare di autogol di Giuseppe Conte e rivendicano addirittura un 'mezzo risultato'. Ma sono gli stessi diplomatici, alla Farnesina così come in Libia, a parlare di 'errore madornale', di 'pasticcio che ci costerà caro'. Di sicuro più di qualcosa non ha funzionato se ieri i nostri servizi segreti erano già diretti a Ciampino per scortare il capo del governo legittimo della Libia, Fayez al Sarraj, sino a Palazzo Chigi. E di sicuro non ha giocato a favore dello sforzo diplomatico del presidente del Consiglio la scelta di vedere prima il generale Khalifa Haftar, soprattutto a pochi giorni dal massacro dei cadetti dell'accademia militare di Tripoli. Dunque non solo per una ragione di protocollo, ma anche di opportunità politica. La versione ufficiale di Palazzo Chigi dell'incomprensione con Fayez al Sarraj, che di rientro da Bruxelles ha prima confermato un incontro con Conte e poi ha deciso di tirare dritto e rientrare in Libia, si aggrappa ad una presunta fake news. I media libici avrebbero rilanciato a metà pomeriggio l'intenzione (infondata) del presidente del Consiglio di fare incontrare i due avversari. Un colpo di scena, o di teatro, che avrebbe dimostrato la centralità dell'Italia e delle nostre capacità diplomatiche. Eppure di fronte alle accuse delle opposizioni di aver fatto crollare la credibilità dell'Italia compiendo un autentico pasticcio, per Giuseppe Conte il bicchiere è mezzo pieno. 'Siamo comunque riusciti a incontrare uno dei protagonisti della guerra in Libia — rivendica in queste ore il premier —. E nonostante l'incomprensione con al Sarraj abbiamo raggiunto un primo risultato''.

Su Repubblica altri pezzi di retroscena sul 'fallimento' del vertice lampo sulla Libia voluto da Chigi: 'Metà pomeriggio. L'aereo del premier libico Serraj è decollato da pochi minuti dall'aeroporto di Bruxelles. È in volo, diretto a Roma da Giuseppe Conte. Mentre sorvola il Belgio, lo avvertono di una notizia trapelata poco prima: il generale Haftar, il suo nemico giurato, è a Palazzo Chigi. Di più: qualcuno suggerisce che i due potrebbero sfiorarsi, incrociarsi, magari addirittura salutarsi nel cortile di Palazzo Chigi. Il premier libico dà ordine di ignorare il piano di volo su Ciampino, tagliare di netto il Mediterraneo e fare ritorno direttamente a Tripoli. Questa, almeno, è la versione con cui il governo italiano spiega l'annullamento della visita di Serraj. Una ricostruzione che ha del vero, ma che - lo vedremo fra poco - resta parziale. In un attimo, comunque svanisce il colpo ad effetto con cui l'avvocato giallorosso tenta di riequilibrare una partita che vede sfuggirgli di mano. In un soffio, un successo diplomatico si trasforma in una delusione cocente. È un intrigo, un giallo pasticciato. E dire che tutto sembrava filare via liscio, almeno fino a un certo punto. A organizzare riservatamente l'approdo dei due contendenti era stata l'Aise, la nostra intelligence per l'estero che conosce come forse nessuno al mondo il teatro libico. La tabella degli incontri recitava: 15.30 Haftar, 18.30 Serraj. Un azzardo, in tempi normali. Per tre ragioni. Innanzitutto perché il premier libico deve fare i conti con pressioni interne fortissime che gli suggeriscono di evitare qualsiasi contatto - anche mediato, indiretto, accennato - con il generale della Tripolitania. Secondo, perché senza la fretta dettata dagli eventi il protocollo consiglierebbe di invertire l'ordine delle visite - prima Serraj, riconosciuto dalla comunità internazionale, solo dopo Haftar - e diluirle magari in 48 ore. Terzo, perché c'è addirittura chi ipotizza che i due avversari non sarebbero stati avvertiti l'uno della presenza dell'altro, provocando l'ira di Serraj', ma 'mentre alla Farnesina risulta che Serraj si sia indispettito perché non avvertito della visita di Haftar, a Palazzo Chigi si spiega il caso con il timore del premier libico di incrociare l'avversario. Di certo, è in questo momento del giallo che fanno il loro ingresso in scena attori del calibro di Turchia a Russia. I primi avrebbero chiesto a Serraj di valutare l'opportunità di concedere a Palazzo Chigi una vetrina del genere, nel giorno in cui a Istanbul i due Paesi lanciano la proposta di una tregua. I secondi commentando pubblicamente il caso Serraj, come per lanciare un avvertimento a Roma: l'Italia, fa sapere il capo del gruppo di contatto russo per la Libia Lev Dengov, non è riuscita a organizzare l'incontro perché 'molti punti non sono stati discussi con le parti'. Segnali diretti verso chi prova a riemergere in una partita complicatissima'.

Sull'ira di Sarraj contro la scelta di Conte di vedere Haftar titola anche La Stampa: 'Haftar a Roma da Conte. La scelta dell'Italia fa infuriare il premier Sarraj'. 'Nel giorno in cui la diplomazia sembra aver vinto sulle armi in Libia, l'unica nota stonata è il pasticcio che si è consumato a Roma, in un'infilata di incomprensioni che hanno ridimensionato ancora di più il ruolo dell'Italia, mentre a Istanbul i riflettori mondiali brillavano su Erdogan e Vladimir Putin. I fatti noti sono i seguenti: all'ora di pranzo esce la notizia che Khalifa Haftar, il generale della Cirenaica che assedia Tripoli, è a Roma, ospite di Palazzo Chigi, e che il presidente del Consiglio presidenziale libico Fayez al-Sarraj sarebbe arrivato in serata, alle 18.30. L'appello di Erdogan e Putin per il cessate il fuoco piomba via agenzia, mentre Conte è a colloquio con il generale. Il premier gli ribadisce la richiesta di abbassare le armi. Da parte di Haftar, fanno sapere fonti accreditate, 'ci sono timide aperture, ma solo a condizione che anche Sarraj si liberi delle milizie'. Conte però non avrà mai modo di portare la stessa richiesta a Sarraj, perché il capo di Tripoli, da Bruxelles, dove si era visto con l'Alto rappresentante Ue Josep Borrell, va direttamente a Tripoli senza più passare da Roma'. 'Si fa notare: come fa Conte, che ha la delega ai servizi segreti, a non sapere che la fuga di notizie avrebbe creato scompiglio a Tripoli e costretto Sarraj a deviare il suo viaggio? Per non accreditare l'errore di protocollo, come evidenzia con ruvidezza Matteo Salvini dicendo che 'prima si riceve un capo di governo riconosciuto e dopo un generale', Palazzo Chigi addossa la responsabilità alla sbagliata interpretazione dei media libici: i colloqui del premier si trasformano in un clamoroso incontro tra i due e mettono Sarraj in una posizione difficile di fronte alle milizie alleate anti-Haftar'.