Primo piano - dai quotidiani

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Milano, 7 gen. (askanews) - I quotidiani italiani del 7 gennaio aprono in gran parte sulla crisi mediorientale, con la duplice situazione in Iran e Libia. E proprio sulla Libia ha aperto il Corriere della Sera, con la notizia dell'annuncio del generale Haftar di avere preso Sirte. "Jihad, aveva promesso - scrive Francesco Battistini - e jihad sia. L'Epifania del generale Khalifa Haftar, che tanti avevano sfottuto per l'interminabile assedio di Bengasi, che pochi avevano preso sul serio quando in aprile era iniziato quello di Tripoli, si manifesta in un nuovo teatro della nuova guerra libica: Sirte. Bastano tre ore, e la Brigata Madkhalita 210 finanziata dai sauditi con la 604 dell'Esercito di liberazione nazionale (Lna) partita dalla Cirenaica, assieme a una nuvola di milizie jihadiste delle unità d'élite Al Saiqa, di mercenari arabi sudanesi Janjaweed e di soldati dell'opposizione ciadiana — tutti salafiti ben conosciuti per una certa quantità di crimini di guerra compiuti nel Darfur, a Kufra e a Sabha —, bastano tre ore ed eccoli entrare nella città natale di Gheddafi, 450 km da Tripoli, nella prima grande roccaforte che l'Isis riuscì a impiantare sul Mediterraneo, nel terminal delle grandi carovane e soprattutto nel centro di controllo della Mezzaluna petrolifera".

Su La Repubblica intervista al commissario Europeo Paolo Gentiloni. "La Libia è sul baratro per il disimpegno Usa e la debolezza Ue. E anche perché Salvini ha rinunciato a ogni intervento economico e umanitario", ha detto Gentiloni. Secondo l'ex premier "dalla Spagna all'Austria nascono esecutivi con alleanze inedite. Anche in Italia è così, ma ciò non vuol dire che il governo possa vivere alla giornata". "L'ambizione della nuova Commissione europea a svolgere un ruolo internazionale - ha aggiunto il commissario - è decisiva per evitare di trovarsi di fronte a fatti compiuti".

Il Sole24Ore punta invece sugli aspetti economici della crisi mediorientale: l'oro ai massimi e la forte tensione sul petrolio. "Commodity protagoniste sui mercati finanziari in questi primi giorni del 2020 - scrive Andrea Gennai in un pezzo di scenario -. Il raid Usa all'aeroporto di Baghdad del 3 gennaio con l'uccisione del generale iraniano Soleimani ha fatto schizzare il greggio di oltre il 3% ai massimi da maggio (Wti) e al top da settembre (per il Brent). Forti acquisti anche sull'oro".

Su Il Fatto quotidiano intervista al ministro degli Esteri Luigi Di Maio focalizzata sul tema della Libia: per il leader del MoVimento 5 Stelle è necessario spingere Haftar e Serraj a incontrarsi al più presto, ma il Messaggero apre sull'isolamento sempre maggiore dell'Italia di Fronte alla crisi libica e si sottolinea la necessità di convocare subito un vertice europeo.

Sui quotidiani, comunque, spazio anche alla politica interna. La Repubblica intervista l'ex ministro dell'Istruzione Lorenzo Fioramonti, fresco di addio al governo e al MoVimento 5 Stelle. "Ho sentito Conte per avvisarlo delle dimissioni. Poi gli ho mandato un whatsapp ma non ha risposto" - ha detto a Concita De Gregorio. E sull'abbandono all'esecutivo ha poi spiegato: "Se mi chiami per le mie competenze non puoi non tenerle in nessun conto. Sa quante volte mi sono trovato in imbarazzo?".

Sul Corriere della Sera Monica Guerzoni ha invece intervistato il ministro della Salute Roberto Speranza, esponente di Leu, che ha chiesto la riforma del Jobs Act e il ripristino dell'Articolo 18. "Al tavolo della verifica di governo - ha detto Speranza - dovremo trovare il coraggio di correggere radicalmente gli errori commessi sul mercato del lavoro. L'idea che comprimere i diritti dei lavoratori aiuti il Paese a crescere è sbagliata e dobbiamo dirlo, definitivamente". "Chiederemo garanzie a partire dalla disciplina sui licenziamenti collettivi - ha aggiunto il ministro - su cui i giudici di Milano e Napoli hanno già rinviato alla Corte di Giustizia europea".