Primo piano - dai quotidiani

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Roma, 30 dic. (askanews) - Il discorso di fine anno del Presidente della Repubblica, le fibrillazioni all'interno dei partiti di maggioranza, i calcoli della Lega: sono i temi politici sviscerati dai quotidiani oggi in edicola.

Sul Corriere della Sera, Marzio Breda prevede che nel tradizionale messaggio a reti unitificate alle 20.30 della sera di San Silvestro, Sergio Mattarella svolgerà un ragionamento che ruoterà intorno alle idee guida di "coesione nazionale" e "identità italiana": "Un discorso attraverso il quale dovrebbe esortareicittadini all'autostima e alla fiducia 'nonostante tutto', e in quel tutto vanno compresi i postumi di una crisi economica che ancora morde e il progressivo e ormai insopportabile (e lo dimostra clamorosamente il fenomeno delle Sardine) degrado della politica". Il richiamo alla "coesione sociale" come arma decisiva per conquistarci un futuro migliore, oltre a rispondere al canone di Stato-comunità caro a Mattarella, scrive ancora il Corsera, "suona inevitabilmente anche come un 'appello riflesso' alla classe politica. Affinché tutti - chi siede in Parlamento e chi sta a Palazzo Chigi - abbandonino la rincorsa alla rissa e alle delegittimazioni reciproche, per ritrovare invece le ragioni del nostro stare insieme".

Nell'arcipelago della maggioranza, in effetti, proseguono le fibrillazioni. In un ragionamento riportato da Repubblica in apertura, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte puntualizza, il giorno dopo la conferenza stampa di fine anno, che resterà in politica: "Non voglio fondare un partito, ma dare un contributo concreto al paese": il premier, scrive Repubblica, si sta sempre più ritagliando il ruolo di "anti-Salvini". E' la prima carta che si gioca per il "futuro". Si impossessa di uno spazio. Con una malcelata irritazione dei grillini e una compiaciuta soddisfazione dei democratici.

Secondo la Stampa, intanto, il Pd è "oscurato" dal voto in Emilia Romagna, dove il sindaco di Milano Beppe Sala ha "lanciato la volata" al candidato Stefano Bonaccini: "In questo stanzone gremito di gente (ma non ci sono truppe cammellate, giurano gli organizzatori) va in scena l'ultima metamorfosi di una sinistra emiliana che vive le elezioni del 26 gennaio come un'ordalia, rien ne va plus, o la va o si spacca, anche a livello nazionale", scrive Alberto Mattioli. "Però niente Pd, simboli meno possibile: Zingaretti è un caro amico e blablabla ma, dice Bonaccini, 'non ho bisogno di Nicola per farmi da balia, io non sono un ventriloquo' (leggi: come l'avversaria Lucia Borgonzoni di Salvini). Meglio portare a far campagna Sala, modello di una sinistra moderna, postideologica, pragmatica, senza passati ingombranti alle spalle, più rosé che rossa, men che meno rosso antica, e soprattutto vincente".

In casa Lega, invece, si pensa al voto del 20 gennaio in giunta per le immunità sulla Gregoretti, la nave della Guardia Costiera bloccata con a bordo 131 migranti al largo di Augusta dal 27 al 31 luglio 2019 quando Matteo Salvini era ministro dell'Interno: il leader della Lega "sente le maglie che si stringono", scrive Carmelo Lopapa su Repubblica: "Il processo per sequestro di persona sarà difficilmente evitabile, contrariamente a quanto accaduto dieci mesi fa per il caso Diciotti. Altra maggioranza, allora, c'era lui al governo, altra storia. Adesso, sia in giunta che soprattutto in aula la fumata, pallottoliere alla mano, per l'ex ministro è nera". In particolare, "Roberto Calderoli in testa e gli altri esperti di meccanismi parlamentari hanno spiegato al capo che la sentenza, salvo sorpresa, è scritta: il Senato accoglierà la richiesta del Tribunale dei ministri per mandare sotto processo l'ex capo del Viminale". Pallottoliere alla mano, "occorreranno 160-161 voti per respingere la richiesta di processo (è morto un senatore, Franco Ortolani, e va sostituita la neo governatrice umbra Donatella Tesei). Ma ammesso che ai no di tutti i 140 senatori del centrodestra si sommino quelli dei 17 renziani - ammesso cioè che l'ex premier oggi leader di Italia Viva dica ai suoi di salvare l'altro Matteo, in contrasto con quanto fatto a febbraio per il caso Diciotti - ebbene, l'asticella si fermerebbe comunque a quota 157. Ne mancherebbero quattro all'appello per evitare il processo. E in ogni caso Renzi sembra che quel regalo non sia per nulla intenzionato a farlo".