Primo piano - dai quotidiani

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Roma, 5 feb. (askanews) - La gran parte dei quotidiani italiani dedica ancora l'apertura e numerose pagine all'emergenza Coronavirus con vari contributi sulle misure di prevenzione e il dibattito che si è aperto a riguardo. Ma ci sono anche le fibrillazioni nella maggioraza sul nodo della riforma della prescrizione.

Il Corriere della Sera ospita due interviste con pareri opposti. Da un lato il capo della Protezione civile Angelo Borrelli che ribadisce: "Noi ci atteniamo a quello che dicono gli esperti, non c'è motivo di preoccupazione", "non c'è alcun pericolo nelle scuole" per la presenza in classe di ragazzi che siano appena tornati dalla Cina. "Ho due nipotini, non so se hanno compagni di classe cinesi ma li manderei a scuola lo stesso", spiega. Dall'altro lato il governatore del Veneto Luca Zaia difende la richiesta, avanzata insieme ad altri governatori al ministero della Salute, di un periodo suppletivo di 14 giorni di quarantena per gli studenti rientrati dalla Cina in Italia. "Non facciamo allarmismo, facciamo il nostro dovere di amministratori - dice -. La preoccupazione dei genitori è sacrosanta. Chi dice che abbiamo torto la vuole buttare in politica". Insomma, "avere una maggiore precauzione per 14 giorni non mi pare uno scandalo".

Su Repubblica l'ultimatum del leader di Italia Viva Matteo Renzi sulla prescrizione. "Sfiducia a Bonafede? Molleranno prima perchè non hanno la maggioranza" sottolinea l'ex premier spiegando di "combattere il giustizialismo" e di "non voler cambiare schieramento" ma solo "difendere lo stato di diritto". La mediazione di Conte sulla materia viene definita "inaccettabile" e Renzi si augura che "il Pd non sia succube dei 5stelle".

Il Sole 24 ore analizza "l'effetto virus sull'auto" e le ricadute dell'emergenza da coronavirus anche nel settore della moda. "La carenza di componenti made in Cina ha portato a una semiparalisi delle fabbriche sudcoreane" del settore auto e sono "inevitabili conseguenze su altri settori come la moda", si stima infatti che alle sfilate milanesi non sarà presente "l'80% di buyer e operatori cinesi, circa mille persone".