Primo piano - dai quotidiani

Mpd

Roma, 4 gen. (askanews) - Se tutte le prime pagine dei maggiori quotidiani sono dedicate ai venti di guerra in Medio Oriente, molta curiosità desta la pubblicazione dei redditi dei politici nostrani che vedono ancora una volta Berlusconi fare da incontrastato Paperone ma che riservano anche sorprese. E ci si interroga sulle aggressioni a medici, ambulanze e operatori sanitari, moltiplicatesi nelle ultime ore.

Corriere della Sera: "Rischi di guerra in medio oriente. Raid Usa. L'Iran: ora vendetta. Ucciso il potente generale Soleimani. Il presidente americano: progettava attentati. La reazione di Teheran all'uccisione di Soleimani è classica: ci vendicheremo «nel momento e nel luogo più opportuni». Formula che non vincola Possono agire subito o tra un mese. L'Iran preferisce da sempre il confronto asimmetrico perché riduce il vantaggio del nemico storico, gli Usa. Ha alleati e determinazione. Dunque prese d'ostaggi, attacchi di gruppi sciiti, cellule in sonno. Senza, però, sottovalutare missili, operazioni speciali, sabotaggi. "Il gioco è Il cambiato". Il ministro della Difesa Usa, Mark Esper, l'aveva detto poche ore prima dell'uccisione di Qassem Soleimani, avvertendo che, davanti ai nuovi piani di attacco dell'Iran contro gli Usa, Washington avrebbe risposto con azioni militari preventive. Ma nessuno immaginava che Donald Trump, il presidente che si è fatto eleggere promettendo di tirare fuori l'America dalle guerre, osasse eliminare un personaggio che Bush e Obama non si erano sentiti di colpire.

Il Messaggero: "Forte allerta per gli italiani. Guerini: «No al disimpegno»". La Difesa alza i livelli di sicurezza nelle nostre basi in Iraq e in Libano. «Nessun disimpegno è allo studio». Lorenzo Guerini, ministro della Difesa, chiude ancor prima che possa cominciare l'eventuale dibattito nel governo rosso-giallo sulla permanenza all'estero dei 6.000 militari italiani impegnati in missioni internazionali. Però l'allerta per i nostri soldati è massima. Proprio Guerini, in contatto con il capo di stato maggiore della Difesa Enzo Vecciarelli, ha chiesto informazioni al Comando Operativo di Vertice Interforze (Coi) sui contingenti nazionali presenti nei vari teatri operativi e ha ordinato di alzare le misure di sicurezza. Inoltre, il ministro dem ha chiesto di limitare al minimo gli spostamenti al di fuori delle basi.

La Repubblica: Conte il più ricco del cdm Bongiorno da record: 30 proprietà immobiliari. Tra i parlamentari l'ex ministra è seconda per reddito ad Angelucci e Berlusconi si conferma per distacco il primo in assoluto. Soldi, terreni, auto d'epoca, obbligazioni di Stato Usa e una vecchia passione tricolore: il mattone, tanto mattone, fortissimamente mattone.. Ecco le dichiarazioni dei redditi 2019 (per l'anno fiscale 2018) dei politici italiani. Il primo, ovvio, è sempre lui: Silvio Berlusconi. Giuseppe Conte ha emesso fatture per chiudere tutti gli incarichi pendenti. E il suo reddito 2019 è schizzato in alto, con un imponibile di 1.155.229 euro. Quasi 800 mila euro in più del 2018. Il Cavaliere vale 48 milioni Non è più senatore, ma come leader politico resta il più ricco. Silvio Berlusconi si conferma in cima anche nel 2019 con 48.022.126 euro. Rispetto all'anno precedente, "perde" circa 2 milioni 800 mila euro. Nel Conte bis il più ricco è Dario Franceschini: 200.767 euro di imponibile nel 2019. II più povero è Enzo Amendola, attualmente ministro degli Affari europei: 45.753 euro e il 50%o di una casa a Roma. Il podio: Lamorgese e le sue sette case, poi il grillino Bonafede. Seguono Lorenzo Guerini con 131.914 euro, la 5S Nunzia Catalfo con 115.290 e l'altro grillino Sergio Costa con 104.271. Manca la dichiarazione di Luigi Di Maio, così come quella di un altro 5Stelle, Roberto Fico. Matteo Salvini ha un reddito di 70.173 euro: meglio dei 13.228 del 2018. Nell'anno fiscale 2018 Matteo Renzi rinuncia anche alla segreteria del Pd, ma dichiara 796.281 euro molto meglio dell'anno prima, quando lasciato Palazzo Chigi si era fermato a 29.315 euro. La leghista Giulia Bongiorno può contare su un reddito di 2.403.772.

Corriere della Sera. "Il Paese dove si spara sulla Croce Rossa" Da Milano a Napoli: gli incredibili attacchi ad ambulanze e mezzi dei pompieri è qualcosa di morboso, di culturalmente patologico, di socialmente inquietante in questo contagioso attacco alle ambulanze, ai pronto soccorso, ai mezzi dei pompieri che sta dilagando come un'epidemia di stupidità e di follia in Italia. Quando si dice «non sparare sulla Croce Rossa» si vuole appunto indicare la necessità e il riconoscimento di una zona franca dalla crudeltà

Repubblica. La Croce rossa: "In città peggio che nei territori di guerra". Il ministro della Salute Roberto Speranza: "Inaccettabili le aggressioni a chi ogni giorno si prende cura di noi. Bisogna approvare al più presto la norma, già votata al Senato, contro la violenza ai camici bianchi. Non si può aspettare". E dalla Asl annunciano: "Entro due settimane saranno installate a Napoli le prime telecamere sulle ambulanze".

"L'aspetto più inquietante di questi nuovi episodi di aggressione a personale sanitario è che ci si abitui a questo stato di cose - commenta il presidente provinciale della Croce Rossa, il dottor Paolo Monorchio - sono fatti che non avvengono neppure nei territori di guerra in quanto i mezzi di soccorso ed il personale sono protetti dalle convenzioni internazionali. A Napoli non è così".