Priolo: i fiumi di greggio russo e il rischio che con le sanzioni la raffineria chiuda

Rischiano di perdere il posto in tempo record: 6 mesi, i circa 3000 lavoratori della raffineria di Priolo in Sicilia. Nelle ultime ore il ministero dello sviluppo economico ha fatto sapere che è pronto a valutare la dichiarazione di area di crisi complessa tradotto significa: raccogliere la disperazione di un'intera provincia per non lasciare sul lastrico i dipendenti di una delle raffinerie più grandi d'Europa, l'Isab, società di diritto italiano controllata attraverso una società svizzera (Litasco) dalla russa Lukoil e grande divoratrice di greggio russo che arriva via mare, proprio quello che in sei mesi, come stabilito dall'ultimo consiglio europeo, non potrà più approdare sulle coste dei 27.

Ma a Priolo lo stop al petrolio russo significherebbe niente più lavoro con l'indotto che sarebbe fortemente colpito: il settore chimico, il porto di Agusta, dove una buona parte del traffico è legato alle petroliere, la conta potrebbe arrivare a 10mila posti di lavoro a richio. La raffineria contriubisce al 50 % del Pil della provincia.

Italia, primo Paese importatore di grezzo russo

L'effetto del contesto internazionale generato dall'invasione russa dell'Ucraina si è già ripercosso sull'attività della raffineria in affanno con le banche che hanno già chiuso i rubinetti dei prestiti, la conseguenza? Un incremento dell'acquisto di greggio russo, venduto a prezzi stracciati e un aumento di quattro volte da febbraio a maggio, delle esportazioni di barili dalla Russia verso l'Italia, diventata d'un colpo il primo Paese importatore in Europa.

Il governatore della regione Sicilia, dove il tasso di disoccupazione è doppio rispetto alla media nazionale, preme sul governo, indica nei fondi per la transizione energetica e nel PNRR una soluzione per fronteggiare la crisi.

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