Processo ad AstraZeneca al Parlamento Ue

Angela Mauro
·Special correspondent on European affairs and political editor
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(Photo: getty)
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“Il taglio del 60 per cento nella consegna delle dosi destinate all’Ue è inaccettabile!”, attacca un’eurodeputata dei Socialisti&Democratici. “Perché avete ridotto le consegne destinate all’Ue e non verso altre parti del mondo?”, chiede un’altra eurodeputata dei Cristiano-democratici olandesi. “Per aumentare la produzione, perché non condividete le licenze sui brevetti: qual è la vostra strategia su questo?”, domanda Simona Baldassarre, europarlamentare della Lega. In audizione davanti alle Commissioni ‘Ambiente, Sanità e sicurezza alimentare (Envi)’ e ‘Industria, Ricerca e Energia (Itre)’ del Parlamento europeo, ci sono gli amministratori delegati di tutte le Big Pharma, da Moderna a Pfizer, Novavax, Curevax, Sanofi, Johnson&Johnson, fino all’imputato numero uno: Pascal Soriot, amministratore delegato di Astrazeneca. Quasi tutte le domande sono per lui, rappresentante dell’azienda che si è guadagnata il risentimento di tutta Europa per la scelta unilaterale di non rispettare i tempi di consegna dei vaccini stabiliti nel contratto firmato con la Commissione europea.

Tutto un pomeriggio di audizione diventa in sostanza un vero e proprio processo a Soriot. È a lui che la maggioranza degli eurodeputati rivolge domande, alla ricerca di spiegazioni sul comportamento della casa anglo-svedese. Interrogativi che però servono più a sfogare la rabbia che a raccogliere risposte.

Soriot non fa che ripetere: “Stiamo lavorando a tempo pieno per incrementare la capacità di produzione…”, cerca di rassicurare sul fatto che “stiamo facendo di tutto per consegnare 40 milioni di dosi all’Ue entro il primo trimestre del 2021. A volte è facile dimenticare quanto rapidamente siamo passati da sapere davvero poco su questo virus a sviluppare un vaccino efficace e sicuro”. Dife...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.