Processo Floyd, in aula i testimoni: dovevamo fare di più

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Milano, 31 mar. (askanews) – Momenti di grande emozione durante il processo per la morte di George Floyd, l’uomo soffocato nel maggio 2020 a Minneapolis dopo un fermo di polizia durante il quale l’agente sotto accusa, Derek Chauvin, gli ha tenuto per lunghi minuti un ginocchio sul collo.

In aula risuona la voce della ragazza che ha ripreso la scena. Aveva solo 17 anni quando è successo e ora, dice, non dorme più.

“Ho un padre nero, un fratello nero, amici neri. Ho visto quello che ho visto e pensato che poteva essere uno di loro. Per notti e notti sto sveglia chiedendo scusa a George Floyd per non avere fatto di più, non essere intervenuta fisicamente, non aver salvato la tua vita. Ma non so cosa avrei dovuto fare”.

La ragazza ha poi raccontato gli ultimi minuti di vita di Floyd: diceva che non riusciva a respirare, chiamava la sua mamma, era in panico, “sembrava che sapesse che per lui era finita. È stato terribile”.

In aula anche Donald Williams, un altro testimone oculare, in lacrime mentre riascolta la chiamata al 911 che ha fatto quel giorno.

“Ho chiamato la polizia contro la polizia perché credo di essere stato testimone di un omicidio”.

I testimoni hanno riconosciuto in Chauvin l’agente che teneva il ginocchio sul collo di Floyd.