Processo a Salvini per il caso Gregoretti: Lega pronta a disertare il voto

Salvini

Un caso che aveva fatto discutere, quello della nave Gregoretti, che finalmente terminerà con il voto in Aula il 12 febbraio per decidere sul processo a carico di Matteo Salvini. L’allora ministro dell’Interno aveva negato lo sbarco a 131 migranti ed era stato per questo accusato di sequestro di persona.

Processo a Salvini per il caso Gregoretti

Il caso Gregoretti, per cui il Tribunale di Catania ha chiesto l’autorizzazione a procedere nei confronti dell’ex ministro Salvini per sequestro di persona, sarà sottoposto al voto dell’Aula. Dapprima il leader della Lega aveva chiesto ai suoi di mandarlo a processo, spiegando: “Così la decidiamo una volta per tutte se difendere i confini dell’Italia, la sicurezza e l’onore dell’Italia è un crimine oppure un dovere di un buon ministro”. Ora invece Salvini ha fatto retromarcia, su consiglio dell’ex ministra Giulia Bongiorno. Il voto favorevole dei leghisti, infatti, indebolirebbe troppo la strategia difensiva. Così Salvini avrebbe comunicato ai suoi di uscire e lasciare i banchi dell’Aula.

L’appello di Giulia Bongiorno

Le motivazioni della Bongiorno hanno fatto presa sul Capitano della Lega. “Spero davvero che Matteo Salvini decida di non avallare la linea dell’autorizzazione a procedere nei suoi confronti”, ha detto l’ex ministro in un’intervista. “Il mio timore non è l’esito del processo ma i tempi. L’idea che un uomo possa rimanere per anni e anni a processo non dovrebbe piacere a nessuno. E questo certamente lo farò presente a Matteo Salvini. Lui pensa di andare in aula e dimostrare davanti a tutti in tempi brevi che ha ragione. Però, questo rischia di non succedere. I tempi potrebbero essere lunghissimi e c’è il problema di restare bloccati per anni, ostaggi del processo – ha aggiunto – Io ribadirò a Salvini che deve essere orgoglioso di quello che ha fatto e capisco che lui voglia dimostrare che non scappa dal processo. Ma deve tutelare il dovere del ministro di difendere i confini. La strada giusta non è rinunciare alla valutazione sull’interesse pubblico: compete solo al Senato”. E conclude: “Resto convinta dell’insussistenza del sequestro di persona. Non significa che si tratterà di un processo che si risolverà in breve né è possibile prevederne l’esito. Il mio maestro, il professor Coppi, mi ha insegnato che la legge è uguale per tutti, ma i giudici no”.