Produttori europei auto alle prese con carenza materie prime per batterie elettriche

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FILE PHOTO: An automated guided vehicle carrying a battery pack moves under a partially assembled 2018 Chevrolet Bolt EV vehicle on the assembly line at General Motors Orion Assembly in Lake Orion,

FRANCOFORTE (Reuters) - Le maggiori case automobilistiche come Volkswagen, Daimler e Stellantis hanno cercato di assicurarsi in tutta fretta le forniture di celle delle batterie in Europa, ma potrebbero dover affrontare una sfida ancora più grande mentre tentano di effettuare il passaggio all'elettrico: trovare materie prime a sufficienza per le batterie.

Il mancato ottenimento di forniture adeguate di litio, nichel, manganese o cobalto potrebbe rallentare il passaggio ai veicoli elettrici, oltre a renderli più costosi e minacciare i margini di profitto.

"Ci si chiede seriamente se l'offerta possa tenere il passo con la domanda in tutta la catena di approvvigionamento delle batterie", dice Daniel Harrison, un analista del settore auto presso Ultima Media.

Fino a poco tempo fa si riteneva che l'Europa avesse perso la corsa alle batterie contro i produttori asiatici dominanti come CATL in Cina, LG Chem della Corea del Sud, e Panasonic in Giappone, secondo Ilka von Dalwigk dell'istituto europeo Eit InnoEnergy, che ha creato una rete di aziende finanziate dall'Unione europea nella "European Battery Alliance".

"Nessuno lo riteneva un problema", dice von Dalwigk. "Si pensava di poter importare le celle delle batterie".

Ma le previsioni effettuate da banche come Ubs, che hanno stimato un aumento vertiginoso dei veicoli elettrici per il prossimo trimestre, hanno scosso l'establishment politico e le case automobilistiche e li hanno costretti a ripensare la produzione di batterie.

NUOVI STABILIMENTI PER LA PRODUZIONE DI BATTERIE

In seguito sono stati avviati programmi di finanziamento del valore di diversi miliardi da parte della Ue e case automobilistiche e fornitori hanno annunciato la costruzione di impianti per la produzione di batterie. La sola Volkswagen ha in programma di avviare sei impianti di batterie in Europa, mentre Daimler ne costruirà quattro con dei partner.

Di recente, gli annunci della creazione di nuove fabbriche di celle delle batterie si sono moltiplicati e sono ora quasi 50 i progetti in programma nella Ue secondo l'Eit InnoEnergy.

Se tutti questi piani dovessero concretizzarsi, la produzione locale dovrebbe riuscire a soddisfare la domanda intorno al 2030. In questo modo verrebbero messi a disposizione 640 gigawattora (GWh), abbastanza per una produzione media annuale di 13 milioni di automobili.

Ultima Media stima che entro il 2030 l'offerta mondiale sarà di 2.140 GWh, a fronte di una domanda di 2.212 GWh.

Harrison di Ultima Media prevede che i sei impianti pianificati da Volkswagen permetterebbero all'azienda di Wolfsburg di coprire circa due terzi del proprio fabbisogno di batterie.

DIVARI NELLA CATENA DI APPROVVIGIONAMENTO

Il problema è legato alle materie prime come litio, nichel, manganese e cobalto.

Gli esperti di mercato di Benchmark Mineral Intelligence (Bmi) parlano di "grande distacco delle materie prime" -- si fanno importanti investimenti nelle fabbriche di celle, ma non a sufficienza nell'estrazione delle materie prime.

In un anno, il prezzo del carbonato di litio è più che raddoppiato, spiega Caspar Rawles, responsabile dell'analisi dei prezzi e dei dati presso Bmi.

Nel caso del cobalto, i cui giacimenti più grandi si trovano nella Repubblica Democratica del Congo e che viene estratto molto spesso in condizioni di lavoro pessime, ci si aspetta anche un aumento del prezzo.

Proprio all'inizio della catena di approvvigionamento sono necessari circa sette anni per lo sviluppo di nuove miniere.

"L'Europa non è l'unica regione che sta alzando gli obiettivi relativi ai veicoli elettrici e riducendo le emissioni di Co2", ha detto Rawles.

Si assiste a una corsa globale. L'industria automobilistica affronta al momento pesanti problemi di produzione dovuti a una scarsa disponibilità di semiconduttori.

Alcune case automobilistiche, tra cui Volkswagen, stanno cercando di assicurarsi la fornitura di materie prime con contratti di fornitura esclusiva.

Finora il litio è arrivato principalmente dall'Australia e dal Cile, il cobalto dal Congo e la grafite dalla Cina. Anche i principali trasformatori di materiale catodico e anodico si trovano in queste zone e in Giappone.

Ma le importazioni possono diventare più costose a causa degli aumenti dei dazi nelle dispute commerciali e possono venire interrotte da problemi logistici, come dimostrato di recente dall'incidente della petroliera che ha bloccato il canale di Suez.

E i lunghi tragitti sono un elemento negativo per chi si pone l'obiettivo di creare batterie con meno emissioni di Co2 possibili.

RISORSE COLTIVATE IN CASA

Una risposta al problema sarebbe quella di investire nell'estrazione di materie prime in Europa, che dispone in maniera particolare del litio.

La startup Vulcan Energy si sta adoperando per ottenere con la massima neutralità il litio dall'acqua termale nella pianura tedesca dell'Alto Reno e ha già ingaggiato Renault come cliente.

"Avremmo bisogno di molti progetti come quello di Vulcan Energy -- con uno in ogni Paese europeo avremmo la possibilità di costruire la catena di approvvigionamento in Europa", secondo Harrison.

Eit InnoEnergy stima che entro il 2030 l'Europa potrebbe sfruttare un quarto delle materie prime di cui ha bisogno e che si sta dunque adoperando per raccogliere più denaro, che potrebbe portare a ulteriori investimenti. Il riciclaggio è un'altra opzione. Ma anche qui, l'Europa è molto indietro rispetto alla Cina.

Attualmente, i problemi relativi alla qualità comportano che solamente il 10-20% della domanda possa essere soddisfatta con materiale riciclato, afferma von Dalwigk.

C'è il rischio che il passaggio alla mobilità elettrica venga rallentato, secondo Harrison.

L'analista ritiene che la Commissione europea e gli Stati membri della Ue debbano prendere iniziative -- come ad esempio destinare maggiori sovvenzioni all'esplorazione delle riserve e al riciclaggio - "perché la posta in gioco è molto alta sia a livello economico che ecologico".

(Tradotto in redazione a Danzica da Michela Piersimoni, in redazione a Roma Stefano Bernabei, michela.piersimoni@thomsonreuters.com, +48 587696616)

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