Prof. Pelicci: "Vaccini anti cancro? Finalmente vediamo la strada per la vetta"

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Pier Giuseppe Pelicci (Photo: Ieo)
Pier Giuseppe Pelicci (Photo: Ieo)

“Non è una novità che la comunità scientifica pensi attivamente ad utilizzare i vaccini contro il cancro. Ma negli ultimi anni c’è stato uno straordinario, incredibile avanzamento tecnologico che rende più efficace, più fattibile e meno tossica la procedura e quindi assisteremo ad una notevole accelerazione. Anzi, la comunità scientifica si sta scatenando!″. Il Prof Pier Giuseppe Pelicci, Direttore della Ricerca e Chairman del Dipartimento di Oncologia Sperimentale dello Ieo, è ottimista (“lo sono di natura”, ci confessa al telefono quando lo raggiungiamo, ndr), e ci spiega subito il perché.

Il presupposto è che “una tecnologia per la preparazione dei vaccini c’era già, ma aveva alcune problematiche che ne hanno rallentato lo sviluppo. Negli ultimi anni è stata sviluppata una nuova tecnologia, quella dei vaccini ad RNA. E’ stata usata per il vaccino contro Covid. Ed è sotto gli occhi di tutti quanto rapido sia stato il processo. Certamente possiamo guardare al futuro con più ottimismo. E’ come dire: la strada per arrivare sulla vetta sarà in salita, sarà dura, ma la conosciamo, sappiamo che c’è, ed è solo una questione di percorrerla. Altra cosa quando lei vede la cima del monte davanti a sé e non si sa dove camminare. La strada potrà essere difficilissima, ci potranno essere mille crepacci, ma la vediamo e la percorreremo”.

“I vaccini a mRna saranno utilizzati tantissimo in futuro”, ci spiega. “Rappresentano veramente un cambio di marcia rispetto ai vaccini tradizionali e questo per tutta una serie di motivi”.

Quale è la differenza rispetto ai vaccini tradizionali?

In primis sono molto meno tossici. I vaccini tradizionali sono fatti di virus attenuati e comportano un certo rischio di malattia, per esempio, invece l’Rna messaggero è non infettivo e trasmette una piccola parte del virus, per cui ha zero possibilità di trasmissione della malattia. Rispetto ai vaccini a Dna, invece, ha il vantaggio di non alterare il genoma dell’ospite. Inoltre sono molto efficaci, perché l’Rna viene modificato in modo tale per cui non si ha nessun effetto di soppressione della cellula, ha una alta efficienza di produrre la proteina di interesse e perché si è imparato in questi ultimi pochi anni, a veicolarlo nelle cellule, comprese quelle che producono gli antigeni per la risposta immunitaria, pertanto funzionano meglio.

Inoltre sono più rapidi da produrre

Esattamente. Una volta che la piattaforma funziona, in mesi si riesce a fare il vaccino, anziché in anni. Inoltre sono poco costosi rispetto ai vaccini tradizionali. E questo è straordinariamente importante, sia per le infezioni emergenti, o per i progetti molto complessi, tipo le terapie contro il cancro, dove se ne devono testare decine per trovare quello giusto. Sa quale è la percentuale di fallimento di un farmaco? Intorno al 95%, questo vuol dire che si parte con 100 progetti e ne muoiono 95 per strada. Se ogni progetto è un’avventura eroica che dura dieci anni e che costa milioni di dollari, non arriveremo mai in vetta. Rapidità e basso costo sono due caratteristiche, insieme a non tossicità ed efficacia, che disegnano un nuovo futuro, e mi creda, non c’è enfasi in quello che dico.

Un nuovo futuro anche per le malattie oncologiche?

Esattamente. Chiaramente i vaccini non sono utili solo per le malattie infettive, ma sono potenzialmente utili anche per i tumori. Il meccanismo è simile. Quando si fa un vaccino antivirale il virus infetta la cellula e causa la malattia. Per infettare la cellula produce le sue proteine che sono i pezzi con cui si costruisce il virus. Le proteine sono viste come estranee dall’organismo che quindi monta una risposta immunitaria per uccidere il virus. In pratica il virus entra in una cellula, si riproduce, per riprodursi fa comparire le proprie proteine, le proteine sono viste dai linfociti T come estranee e l’organismo produce gli anticorpi che uccidono la cellula contenente il virus, sperando di eliminare il virus.

Perché il cancro è una situazione molto simile?

Qualsiasi tumore nasce perché si alterano dei geni specifici all’interno del nostro genoma, quindi il tumore non è altro che la conseguenza di queste alterazioni. In parole semplici, ciò significa che in un tumore alcuni geni cambiano un pochettino la loro configurazione e le proteine prodotte da quel geni alterati nel cancro diventano proteine estranee che l’organismo potrebbe riconoscere come non proprie, e montare una risposta immunitaria.

Potrebbe, ma non lo fa...

Sa perché ci viene il cancro? Perché il cancro impara a silenziare, a non far funzionare le cellule immunitarie che dovrebbero riconoscerlo. Ogni volta che insorge un cancro è perché ha fallito il sistema immunitario. Si calcola che ogni giorno noi abbiamo centinaia di cellule che diventano cancro, e che vengono eliminate dal sistema immune. Quell’unica volta che ci ammaliamo è perché il cancro è riuscito ad aggirare il sistema immune. Il tumore ha delle proteine alterate da alterazioni del dna che analogamente hanno la potenzialità di essere riconosciute dal sistema immune. In questo contesto una cellula infettata dal virus o una cellula tumorale sono simili: entrambe hanno proteine alterate che potenzialmente possono essere riconosciute dal sistema immune.

Perciò ecco la similitudine nella cura con i vaccini a mRna...

La base razionale dei vaccini non è una novità, sono 20 anni che ci si lavora, con i problemi di cui parlavamo prima: piattaforme per costruire i vaccini che sono un po’ pericolose, non sono sempre efficaci, costosissime e progetti infiniti.

Come si fa questo vaccino contro il cancro?

Ci sono due vie: una è più sofisticata e l’altra più brutale. Ma mi permetta un passo indietro.

Prego.

Come avviene il riconoscimento delle proteine anomale da parte del sistema immune? In maniera un po’ complicata. La cellula del tumore ha una proteina anomala, l’antigene; il sistema immunitario non lo riconosce direttamente, non ne sarebbe capace, ma attraverso una cellula che di professione sa “presentare gli antigeni”: si chiama cellula dendritica o macrofaga. Come si comporta? “Mangia” il tumore, processa le sue proteine e le presenta al linfocita T. Perciò il linfocita T non riconosce direttamente la cellula tumorale, ma ha bisogno della cellula dendritica che la processi e dica al linfocita T ‘questo è l’antigene contro il quale ti devi arrabbiare’. Ed è quello che succede: il linfocita si attiva e aggredisce la cellula tumorale.

Torniamo dunque ai due modi di somministrare il vaccino contro il cancro

O lo spariamo nel paziente e in qualche modo arriverà a tutte le cellule del corpo compresa quella dendritica, ed è quello più brutale. L’altro è più sofisticato: si prende la cellula dendritica del paziente, in vitro la si carica di antigeni tumorali, e la si ri-infonde nel paziente.

Sembra facilissimo

La piattaforma è pronta, i due approcci anche e adesso c’è stata quest’accelerata tecnologica. Poi c’è il vaccino personalizzato.

Ci spieghi meglio

Purtroppo non c’è un tumore uguale all’altro, quindi è difficile immaginare un vaccino universale. L’esagerazione pessimistica è che avremo bisogno di un vaccino per ogni tumore. In realtà ci sono delle alterazioni in comune tra alcuni tipi di tumore. Non avremo mai un vaccino universale, ma un vaccino che funziona, ad esempio, per il 10% nel polmone, 5% per il melanoma e 4% per il colon, è più ragionevole: perciò, non un vaccino universale, ma una serie di vaccini per una serie di tumori.

Come siamo messi attualmente con la ricerca?

Attualmente c’è qualche decina di trial clinici sparsi per il mondo, ancora a metà strada tra il vecchio e il nuovo e le posso garantire, perché vedo il movimento, che ne partiranno molti di più nel prossimo anno.

Anche allo Ieo lavorate a questo tipo di sperimentazioni?

Non stiamo ancora facendo un trial, arriverà presto, ma stiamo lavorando tanto per identificare gli antigeni giusti con cui produrre i vaccini. E’ la nostra parte. Un nostro contributo originale è sicuramente quello di identificare l’antigene giusto. Nessun gruppo fa ricerca su tutto a tappeto. Ci sono tanti filoni di ricerca su singoli settori: migliaia di laboratori che cercano di ottimizzare l’mRna, migliaia di laboratori che lavorano su come migliorare la cellula lipidica e così via, solo per farle alcuni esempi.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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