Profit warning Saipem: solo 50 gli azionisti amessi parti civili

Fcz

Milano, 17 ott. (askanews) - Sono soltanto una cinquantina i piccoli azionisti ammessi come parti civili nel processo milanese che vede sul banco degli imputati Saipem e 4 ex manager del gruppo accusati a vario titolo di falso in bilancio e manipolazione del mercato per le presunte irregolarità che avrebbero preceduto il profit warning sui conti lanciato dalla società nel gennaio 2013 con una conference call a Borsa chiusa. Erano 776 i piccoli risparmiatori titolari di azioni Saipem che avevano chiesto di essere ammessi come parti civili nella convinzione di aver subito un danno economico dalle condotte dei manager del gruppo ora finiti sotto processo. I giudici della decima sezione penale del Tribunale di Milano hanno ammesso soltanto i titolari di azioni acquistate prima del profit warning del 29 gennaio 2013 muniti di certificazione rilasciata da intermediari finanziari, così come previsto dalla normativa sul post trading. Tutte le richieste di costituzione contro Saipem sono state dichiarate inammissibili.

Il collegio presieduto dal giudice Antonella Bertoja ha escluso dalle parti civili anche 4 associazioni (Confconsumatori, Confesercenti, Codici e Siti) perchè "non direttamente danneggiate dal reato". Le circa 50 parti civili entrate nel processo hanno citato come responsabile civile la stessa stessa Saipem, imputata ai sensi della legge 231 sulla responsabilità amministrativa di società per reati commessi da propri dipendenti, nella speranza di ottenere un risarcimento economico dal gruppo in caso di condanna dei suoi manager. Per sapere se la società sarà dichiarata o meno dichiarata responsabile civile bisognerà aspettare la prossima udienza, in calendario in 12 dicembre.

Il pm Giordano Baggio ipotizza episodi di presunta manipolazione del mercato per alcuni comunicati stampa dell'ottobre 2012 in cui Saipem avrebbe nascosto il cattivo "stato di salute" dei conti societari. L'imputazione di falso in bilancio riguarda invece alcuni costi extra che non sarebbero stati volutamente inseriti nel bilancio 2013 dove sarebbero stati dichiarati 245 milioni di ricavi in più di quelli effettivamente realizzati da Saipem. Sul banco degli imputati gli imputati ci sono gli ex amministratori delegati Pietro Tali e Umberto Vergine, l'ex coo Pietro Varone e l'ex dirigente incaricato alla redazione dei documenti contabili Stefano Goberti.