Progetto Greenpeace su impatti cambiamenti climatici sui mari

Red/Sav

Roma, 4 dic. (askanews) - Per monitorare gli impatti dei cambiamenti climatici sul nostro mare, Greenpeace lancia l'operazione "Mare Caldo" da Napoli, dove si svolge la Cop21, la Conferenza delle Parti della Convenzione di Barcellona, che riunisce i governi dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Secondo il rapporto "Mare Caldo", pubblicato oggi, gli oceani del pianeta svolgono un ruolo cruciale contro i cambiamenti climatici, assorbendo calore e CO2 dall'atmosfera. Si stima che gli oceani abbiano assorbito circa il 90 per cento del calore dovuto al riscaldamento globale, ma ne stanno anche soffrendo le conseguenze. Il riscaldamento del mare, l'acidificazione e la perdita di ossigeno stanno iniziando ad avere gravissimi impatti sulla biodiversità marina e non solo. Lo scioglimento dei ghiacci e l'aumento del livello del mare minacciano la vita di migliaia di persone.

"Per capire cosa sta succedendo abbiamo installato insieme all'Università di Genova una stazione pilota per la misurazione delle temperature del mare vicino alla costa dell'Isola d'Elba", dice Giorgia Monti, responsabile campagna Mare di Greenpeace Italia: "Il mare è uno dei nostri migliori alleati contro i cambiamenti clamatici, ma affinché possa continuare a esserlo dobbiamo mantenerlo in salute. Per salvare i mari del Pianeta è necessario da un lato prendere subito alla COP 25 sul clima di Madrid l'impegno di tagliare le emissioni, dall'altro studiarne i cambiamenti per tutelare le aree più sensibili. La comunità scientifica è concorde nel dire che per salvare gli oceani dobbiamo riuscire a tutelarne almeno il 30 per cento entro il 2030 con una rete di Santuari marini, a partire dal Mediterraneo.".

L'Elba è un importante limite biogeografico per le specie termofile dove gli impatti dei cambiamenti climatici potrebbero essere particolarmente evidenti. Tramite sensori posti fino a 40 metri il progetto sarà in grado di registrare le temperature del mare in continuo a diverse profondità per due anni evidenziando variazioni stagionali, eventuali onde di calore e fenomeni anomali, con l'obiettivo di correlare i dati raccolti a eventuali alterazioni nelle biocenosi costiere e metterli a confronto con una rete di osservazione mediterranea, che nella zona manca di una stazione di riferimento.

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