Promossa dall'associazione A Sud e da altri 200 ricorrenti che chiamano in causa il paese

·3 minuto per la lettura
Lo Stato chiamato in causa per le emissioni
Lo Stato chiamato in causa per le emissioni

In tema di ambiente e dopo la giornata mondiale ad hoc in Italia è stata avviata la prima causa contro lo Stato, accusato di “non aver fatto niente sull’emergenza climatica”. E’ la prima in assoluto per inazione climatica e porta la firma in calce dell’associazione A Sud. Con essa ci sono più di 200 attori-ricorrenti, soggetti fisici e giuridici, associazioni, comitati e cittadini. Terreno di scontro è il Diritto Civile e convenuto è lo Stato Italiano, che non avrebbe messo in campo alcuna iniziativa concreta e fattuale per contrastare il cambiamento climatico.

Ambiente, avviata la prima causa contro lo Stato: obiettivi e finalità

Marica Di Pierri ha spiegato finalità e polpa giudiziaria dell’azione, presentata ufficialmente nella Giornata mondiale dell’ambiente, a Fanpage.it: “La causa ha l’obiettivo di spingere lo Stato a fare di più per contrastare l’emergenza climatica, chiediamo al giudice civile di dichiarare che l’Italia è inadempiente dal punto di vista climatico, ha responsabilità per la sua inerzia nel raggiungere l’obiettivo sottoscritto a Parigi”. Ma quali sono le direttrici in punto di diritto, a tener conto che una rivendicazione etica (spingere lo Stato è concetto molto didascalico, la legge ingiunge) è una cosa ma una istanza giudiziaria è un’altra? Il ricorso chiede “di condannare l’Italia ad abbattere le emissioni di tre volte rispetto ai target attuale. L’obiettivo attuale, al 2030, è più o meno del 36%: la richiesta che noi facciamo è una riduzione del 92%”.

Ambiente, avviata la prima causa contro lo Stato Italiano: il calcolo effettuato

Su quali basi sia stata definita quantitativamente la richiesta è sempre la Di Pierri a spiegarlo: “Questo obiettivo discende da un calcolo, basato sulle evidenze scientifiche e poi da un report commissionato a un centro di ricerca climatico, Climate Analytics, a cui abbiamo chiesto di verificare i trend emissivi e di fare dei calcoli basandosi sulle metodologie consolidate rispetto al criterio di equità, considerando sia le responsabilità storiche dell’Italia che le capacità tecnologiche e finanziarie attuali”. Portare a casa il risultato è difficile, ma i ricorrenti hanno voluto che a fare massa critica andassero “per tabulas” anche “le emissioni che l’Italia produce all’estero, pensiamo ai fronti estrattivi di Eni per esempio”.

Ambiente, avviata la prima causa contro lo Stato: ragioni giuridiche e stimolo sociale

Un risultato complesso e a lungo termine dunque, ma anche un target più a breve tempo, quale? Quello pubblicistico che mentre un concetto si definisce in diritto, si afferma e radica nel tessuto e nelle condotte sociali. “Spesso un’azione giudiziaria ha anche un impatto extra-giudiziale, nelle more delle decisioni della giustizia si assiste a una maggior ambizione da parte degli Stati. Oltre alla risposta del giudice speriamo che lo Stato agisca spinto dalla pressione dell’azione legale, speriamo che lo Stato voglia decidere di agire prima, aumentando i suoi obiettivi”.

Ambiente, prima causa contro lo Stato Italiano: i precedenti all’estero

E i precedenti non mancano: “Nel nostro continente ci sono stati diversi casi vittoriosi, come il caso Urgenda in Olanda: ha vinto tutti i gradi di giudizio con la condanna nel 2019 dello Stato olandese ad aumentare le ambizioni di riduzione, ha dovuto rivedere i suoi obiettivi”. E ancora: “Ad aprile la Corte costituzionale tedesca ha emesso una sentenza storica: le politiche del governo tedesco, molto più ambiziose di quelle italiane, sono state ritenute non sufficienti. Il governo dovrà in effetti aumentare gli obiettivi”.

Ambiente, prima causa contro lo Stato che “fa solo dichiarazioni ambiziose”

Il sunto della faccenda è che i ricorrenti vedono solo molto fumo negli occhi da parte dell’Italia, anche con l’esecutivo in carica, il governo Draghi: “Siamo fermi a dichiarazioni ambiziose, alle quali non conseguono azioni altrettanto ambiziose. C’è stato un gran parlare della centralità della transizione, ma al momento non si hanno notizie né dell’annunciato aumento delle ambizioni di emissioni né dell’eliminazione dei sussidi ambientalmente dannosi annunciata”.