##I promotori: firme pronte, sarà referendum su taglio parlamentari

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Roma, 18 dic. (askanews) - "Possiamo annunciare ufficialmente che è stato raggiunto il numero minimo di senatori necessario per indire il referendum costituzionale. Non ci vuole il quorum come sapete, gli italiani saranno chiamati a decidere se confermare o meno la riforma della Costituzione che è stata voluta dal Parlamento". Lo ha detto Giuseppe Benedetto della Fondazione Einaudi, nel corso di una conferenza stampa a Montecitorio, tenuta insieme ai tre senatori promotori (Nazario Pagano e Andrea Cangini di FI, Tommaso Nannicini del Pd) della raccolta di firme per il referendum sulla riforma che impone il taglio di un terzo abbonante dei deputati e dei senatori. Secondo i promotori le firme sono 64, ma in un comunicato diffuso alle agenzie dal Partito radicale ce ne sono 65: due di Italia Viva, due della Lega, tre dei 5 stelle, 7 del Pd, 41 di Forza Italia, 9 del gruppo misto e un senatore a vita, il premio Nobel Carlo Rubbia.

A proposito del dibattito sulle possibili conseguenze della convocazione del referendum sulla durata della legislatura, Davide Giacalone della Fondazione Einaudi ha ironizzato: "Ho visto molti commenti - ha detto - sul legame fra la convocazione di questo referendum e la sorte della legislatura. Io posso leggere questa cosa pensando che convocando il referendum la riforma entra in vigore non più a gennaio ma dopo il referendum, in quel lasso di tempo se intervenissero le elezioni anticipate si voterebbe con la composizione vecchia. E sarebbe un forte incentivo ad andare a votare. Ma si può sostenere però l'esatto contrario: se hai deciso una riforma che cambia la composizione delle Camere, solo il cielo sa perché non dovresti andare a votare". In ogni caso, ha aggiunto, "un Parlamento può funzionare benissimo avendo meno parlamentari in rapporto alla popolazione o averne di più, non dipende da questo. Ci sono Paesi che ce l'hanno come l'Italia o anche di più, che funzioni meglio o peggio in ragione del numero è una assoluta sciocchezza".

Secondo Nazario Pagano "intervenire in questo modo sulla Costituzione è come tagliare una sola delle quattro gambe di un tavolo. Il nostro sistema, come dicono gli anglosassoni, è fatto di checks and balances, penso che questa riforma sia un danno grave per il Paese. Vi sarebbe una riduzione forte del potere legislativo e una serie di conseguenze negative per il popolo italiano". Pagano ha anche enfatizzato il fatto che i promotori della consultazione popolare "non siano tutti dello stesso movimento politico. E' una decisione che prenderanno gli italiani, ma dopo che saranno stati informati".(Segue)