Proposta Fi, pugno di ferro contro i rave party: sanzioni fino a 200mila euro per organizzatori

·4 minuto per la lettura

Pugno di ferro di Forza Italia contro i rave party. Chi organizza una festa illegale senza l'autorizzazione del questore territorialmente competente e del Comune interessato o in violazione di loro disposizioni, rischia una sanzione amministrativa dai 100 mila ai 200mila euro. Anche il singolo partecipante può incappare in una pena pecuniaria, dai 500 ai mille euro a testa. Senza contare il sequestro amministrativo fino a sei mesi del materiale utilizzato per lo svolgimento della manifestazione. Con una proposta di legge ad hoc, formata da tre articoli, depositata il 9 novembre scorso a Montecitorio, il partito di Silvio Berlusconi autorizza i raduni musicali solo a patto che vengano rispettate tutta una serie di restrizioni, non solo di carattere sanitario e ambientale, per prevenire ''situazioni di pericolo'' e garantire ''l'ordine, la sicurezza e la salute pubblica''.

Per garantire "l'incolumità delle persone" e la "salvaguardia dell'ambiente'', secondo l'articolo uno gli "organizzatori devono presentare, almeno 30 giorni prima dell’evento, "apposita comunicazione agli uffici della questura territorialmente competente" indicando "data e luogo e durata della manifestazione"; il numero dei partecipanti previsto"; le "misure da adottare" per assicurare l’ordine pubblico e la sicurezza di tutti, oltre che "l'igiene pubblica e il rispetto ambientale del territorio'' dove si terrà l'iniziativa musicale, compreso la ''dichiarazione di rispetto e conformità alla legislazione vigente in materia di inquinamento acustico''.

Alla "richiesta", si legge nel testo che porta la firma del neo capogruppo di Fi alla Camera, Paolo Barelli e del suo vicario Valentino Valentini, ''deve essere allegata l’autorizzazione a occupare il terreno o l’immobile da parte del proprietario, qualora siano di proprietà privata. Non solo: ex articolo 2, ''al fine di garantire la sicurezza e la libertà di circolazione di quanti partecipano" ai raduni, dovrà essere assicurata,"in accordo con il Comune competente", la presenza di "servizi igienici", di un "presidio medico di primo soccorso adeguatamente attrezzato", di "presidi per garantire la gestione dei flussi di partecipanti"; ''l’idonea fornitura di acqua potabile". In particolare, spetterà agli organizzatori, inoltre, la "predisposizione dei mezzi di raccolta dei rifiuti e di pulizia del luogo ove si svolge il raduno".

La pdl, intitolata 'Disposizioni in materia di svolgimento di raduni a carattere musicale in spazi non attrezzati ovvero non predisposti al pubblico spettacolo', prende spunto da "quanto accaduto in Francia", che sta trovando "piena corrispondenza in ciò che sta accadendo oggi in Italia, ormai meta di ravers provenienti da tutta Europa". Di fronte alla ''profonda preoccupazione generata nelle popolazioni locali'' e ai ''forti disagi creati con problemi non indifferenti di ordine pubblico'', scrive Barelli nella relazione introduttivo al provvedimento, si rende necessario un "intervento normativo", che "disciplini in maniera compiuta il fenomeno della 'feste abusive', diventate di grande attrazione soprattutto per tanti giovani.

L'articolo 3 contiene le 'sanzioni' per i trasgressori. "Salvo che il fatto costituisca reato", recita il comma 1, la "violazione delle disposizioni di cui alla presente legge comporta per i responsabili dell’organizzazione la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 100.000 euro a 200.000 euro e per i partecipanti la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 500 euro a 1.000 euro". "È in ogni caso disposto il sequestro amministrativo fino a sei mesi del materiale utilizzato per lo svolgimento della manifestazione", prescrive il comma due.

''Nati alla fine degli anni Ottanta, i 'rave party' -ricorda Fi- sono manifestazioni musicali autogestite -spesso illegali- che si tengono in spazi isolati, la cui durata può variare da una notte fino a più di una settimana". Questa "tipologia di festa viene spesso sponsorizzata attraverso il web, tramite i social network, dove è possibile contare migliaia di sostenitori di 'rave party', i quali, a loro volta, invitano altre persone a prendere parte a tali feste illegali, attraverso un passaparola virtuale, fatto di espressioni e gerghi specifici, accessibili solo a coloro che conoscono l’ambiente".

Nella pdl si fa un excursus storico dei 'rave party', citando il 'Criminal Justice Act anglosassone e le 'restrizioni' disposte poi in Francia a seguito della 'chiusura inglese': ''In alcuni Paesi europei le autorità governative hanno cercato di arginare e di rendere controllabile il fenomeno, rendendo queste manifestazioni legali". In particolare, in "Gran Bretagna nel '94 il governo emanò il 'Criminal Justice Act', contenente una serie di disposizioni che imposero, tra l'altro, il divieto di riunirsi senza autorizzazione, la possibilità di sequestrare gli automezzi e le attrezzature tecniche, considerando reato anche il mancato allontanamento dal luogo della manifestazione dopo l'intervento della polizia".

Successivamente, "in Francia, diventata - con la chiusura inglese - meta di rave party da tutta Europa -spiega Fi- è stata vietata l'organizzazione di rave party senza l'autorizzazione dell’Autorità di pubblica sicurezza, subordinando la manifestazione a precise prescrizioni e prevedendo, in caso di violazioni, il sequestro degli impianti di amplificazione e conseguenze penali per gli organizzatori".''Quanto accaduto in Francia, trova piena corrispondenza in ciò che sta accadendo oggi in Italia e questo rende necessario un intervento normativo''.

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli