Il proprietario della tipografia e l’incontro con i terroristi di Charlie Hebdo

Andrea Signorelli
Said Kouachi, Cherif Kouachi (Kikapress)
Said Kouachi, Cherif Kouachi (Kikapress)

Sono le otto del mattino di venerdì, a Dammartin-en-Goele. Michel Catalano è normalmente al lavoro nella tipografia di cui è proprietario, con un orecchio sicuramente teso alle notizie di giornata che parlano della caccia all’uomo della polizia, ancora in cerca dei terroristi responsabili dell’attentato a Charlie Hebdo.

Quando sente suonare il campanello della tipografia Catalano scende le scale, sentendo due uomini parlare con il capo dell’atelier. Vede subito che sono armati, capisce che cosa sta succedendo e ordina a Lilian, il grafico di 26 anni, di andare a nascondersi. Dopodiché va incontro ai due uomini: “Un momento incredibile, siamo andati nel mio studio, gli ho offerto il caffè e abbiamo parlato”.

Con lui, i fratelli Kouachi non sono mai aggressivi, sono anzi loro a suggerirgli di chiamare la polizia e avvisarli della loro presenza. Nel frattempo arriva un fornitore, il proprietario della tipografia chiede subito ai due terroristi di lasciarlo andare via libero e loro acconsentono. Ma è quando arrivano i primi agenti che la situazione si fa ancora più surreale.

I fratelli chiedono alla polizia di non sparare, in attesa che Catalano trovasse riparo. Poco dopo esplodono i primi colpi, il fratello maggiore, Said, rimane ferito al collo ed è proprio Catalano a passargli una benda per coprire la ferita e bloccare il sangue. Nel frattempo i due fratelli continuano a rassicurarlo sul fatto che l’avrebbero lasciato andare non appena possibile, richiesta che Catalano continua a fare, ovviamente ansioso di uscire da un luogo che, entro breve, sarebbe diventato teatro dell’irruzione delle teste di cuoio.

Dopo la terza richiesta, Cherif, il più piccolo dei due terroristi, acconsente a farlo uscire; non appena al sicuro, Catalano parla alla polizia anche di Lilian, sempre nascosto all’interno all’insaputa dei due fratelli. Inizia così un’attesa estenuante: “Non mi sarei mai perdonato se gli fosse successo qualcosa”. Quando i reparti speciali irrompono e uccidono i Kouachi, però, Lilian può uscire dal suo nascondiglio, sano e salvo.

Sangue freddo e probabilmente la consapevolezza di quale fosse il modo migliore per uscire vivi da una situazione da incubo; la stessa consapevolezza che ha fatto sì che, nel frattempo, molti ostaggi dell’altro terrorista, Coulibaly, a Vincennes, venissero salvati da un commesso musulmano di 24 anni, Lassana Bathily. Di lui si parla già come di un eroe: quando il terrorista fa irruzione del market kosher il ragazzo capisce che cosa sta avvenendo e non perde tempo, radunando quanti più clienti possibili nella cella frigorifera del negozio. Spegne la luce e chiude l’impianto di raffreddamento, chiama la polizia, poi torna assieme agli altri ostaggi.

Grazie al suo tempismo sono sei gli ostaggi che hanno potuto salvarsi in quel nascondiglio, sei clienti che alla fine hanno abbracciato il ragazzo musulmano commesso in un negozio ebraico, simbolo di una Parigi multietnica e multi religiosa che non si arrende.