Prosegue il braccio di ferro sul ddl Zan. Divergenze di metodo tra M5s e Pd

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AGI - Nessuna tregua nel braccio di ferro interno alla maggioranza sul ddl Zan. Sono 170 le audizioni sulla legge contro l'omofobia che si svolgeranno in commissione Giustizia del Senato: da Platinette alla Cei fino all'Ucoii, passando per femministe, associazioni gay trans, giuristi, docenti universitari, giornalisti e sindacati. Il che significa, tradotto in numeri, che pur ipotizzando che si proceda a tambur battente, ad esempio con tre sedute a settimana - alquanto complicato alla luce ad esempio del tempo da dedicare ai lavori dell'Aula - occorrerebbero almeno circa tre mesi.

Quindi, l'esame nel merito del provvedimento slitterebbe quanto meno a metà settembre, alla ripresa dell'attività dopo la pausa estiva. Dopodiché ci saranno gli emendamenti, e se la situazione all'interno della maggioranza dovesse rimanere quella attuale - ovvero di alta tensione con Lega e Forza Italia contrarie al ddl Zan mentre Pd, M5s, Leu e Iv sono a favore - l'approdo in Aula del provvedimento potrebbe non avvenire prima della fine dell'anno.

Nessuna certezza sui numeri

Per questo, M5s torna a spingere su un'accelerazione per portare il ddl subito all'esame dell'Assemblea con la procedura d'urgenza. Ma Iv frena e dal Pd, pur convinto della necessità di bypassare la commissione e andare in Aula per un'approvazione rapida della legge, arrivano segnali di cautela. Perché, è il ragionamento in casa dem, andare in Aula con due testi (il ddl Zan e quello abbinato del c.destra a firma Ronzulli) e senza relatore e, soprattutto, senza la certezza dei numeri e con la netta opposizione di due partiti della maggioranza, Lega e FI, potrebbe trasformarsi in un percorso alquanto accidentato e ad alto rischio incidenti (molti infatti potrebbero essere i voti segreti).

Dunque, prima sarebbe meglio riunirsi, senza precipitare le mosse da mettere in campo, suggerisce il dem Franco Mirabelli, rispondendo alla pentastellata Alessandra Maiorino che, dopo la "nuova forzatura" da parte del presidente della commissione, il leghista Andrea Ostellari, che ha appunto dato l'ok a 170 audizioni, scrive sui social: "Ora basta. Andiamo in aula. Il Movimento 5 Stelle è pronto". Per il Pd, però, bisogna calibrare e valutare bene il da farsi, optando per la scelta migliore che porti al raggiungimento dell'obiettivo di approvare il ddl Zan.

Spiega ad esempio Mirabelli: "Abbiamo chiesto e continueremo a chiedere di calendarizzare al più presto il provvedimento in Aula. Oggi dobbiamo prendere nuovamente atto che la commissione Giustizia del Senato è tenuta in ostaggio dall'ostruzionismo del presidente Ostellari, della Lega e del centrodestra. Per questo penso sia utile che tutti gruppi che vogliono approvare il ddl si vedano per decidere insieme i prossimi passi da compiere", osserva il vicecapogruppo, sottolineando però: "Non solo per calendarizzare" il provvedimento "ma per approvarlo". 

Insomma, per i dem - spiegano alcuni senatori - è da scongiurare un "voto al buio" in Aula. Tra le opzioni percorribili, la richiesta d'urgenza non appare quella più efficace al raggiungimento dell'obiettivo, viene spiegato. Mentre l'opzione di investire della questione la Conferenza dei capigruppo potrebbe essere più incisiva. Di altro avviso Iv, che non vede di buon occhio una possibile accelerazione

Italia viva propone una mediazione

Nei giorni scorsi il capogruppo Davide Faraone aveva proposto un tavolo politico proprio per facilitare una soluzione di mediazione. Per i renziani la via maestra resta la ricerca di una mediazione nella maggioranza, senza procedere per strappi. Il pericolo, viene osservato da fonti di Iv, è che non si riesca ad approvare la legge. L'esempio citato è quello delle unioni civili, quando l'allora governo Renzi decise di stralciare la parte più controversa, quella sulle adozioni, pur di incassare la legge.

E in questo caso, viene osservato anche da fonti azzurre, si potrebbe ragionare su un compromesso che preveda l'eliminazione dal testo in esame, già approvato dalla Camera, delle norme sulla Giornata nazionale e, in particolare, sulle iniziative da promuovere nella scuole. Due punti che già durante l'esame a Montecitorio furono al centro di momenti di tensione (anche all'interno degli stessi dem, del resto, permangono sensibilità diverse). Ma, osservano fonti M5s e Pd, così si rinizierebbe tutto daccapo, dovendo il ddl ritornare alla Camera in quanto il testo verrebbe modificato. Con la conseguenza che i tempi si allungherebbero ulteriormente.

D'accordo sulla procedura d'urgenza Leu: "Siamo pronti a ricorrere all'articolo 77 del regolamento per portare il provvedimento in Aula. L'ostruzionismo oscurantista della destra deve finire", afferma Francesco Laforgia. Alle nuove dure critiche di Pd, M5s e Leu, Ostellari replica: "Chi ha paura del confronto? Noi no, e siamo pronti a discutere con lealtà di ddl Zan e della proposta del centrodestra, per tutelare tutte le vittime di discriminazioni e violenza. Senza confronto non c'è democrazia".