Prosegue la polemica sull'Amazzonia tra Macron e Bolsonaro

fabio greco

L'Amazzonia continua a bruciare, e a spegnere le fiamme non basteranno i 20 milioni di dollari stanziati al G7 nè i tweet incendiari con cui Jair Bolsonaro li ha prima rifiutati e poi chiesto le "scuse" a Emmanuel Macron.
La polemica tra i due presidenti, degenerata in accuse personali, ha preso il sopravvento sull'agenda concreta per la salvaguardia del polmone del pianeta, che da gennaio a oggi ha visto le fiamme divorare il 51% dell'Amazzonia, con un aumento del numero del numero di incendi dell'80% rispetto al 2018 (dati satellitari dell'Inpe, l'Isituto per le indagini ambientali brasiliano).

Per il governo brasiliano, che ha rifiutato gli aiuti del G7, "i roghi sono sotto controllo", e il problema è a Parigi: "Macron non può nemmeno evitare un incendio prevedibile in una chiesa che è un sito del patrimonio mondiale, cosa intende insegnare al nostro Paese?", ha detto Onyx Lorenzoni, capo di gabinetto di Bolsonaro, riferendosi al rogo che ha devastato la cattedrale di Notre-Dame o scorso aprile. "Ha molte cose di cui occuparsi a casa e nelle colonie francesi", ha affermato ancora Lorenzoni, riferendosi ai territori francesi d'oltremare, tra cui la Guyana francese, al confine con il Brasile.

La situazione in Amazzonia, per Bolsonaro, è quasi un fatto privato, con risvolti infantili: se il presidente francese "ritirerà gli insulti, si potrà poi parlare", ha detto, dimenticando di aver scherzato sulle fattezze fisiche di Brigitte Macron, la moglie del capo dell'Eliseo. A chiedere "perdono" ai francesi per la sua "isteria" è stato lo scrittore Paulo Coelho.

Ieri il presidente brasiliano ha ricevuto l'ennesimo tweet di elogio da parte di Donald Trump, che ha sottolineato il suo "ottimo lavoro per i brasiliani e contro gli incendi", ma è da uno dei paesi del G7, il Canada, che giunge un'altra proposta concreta: il premier, Justin Trudeau, ha offerto a Brasile e Bolivia i bombardieri d'acqua e 15 milioni di dollari.

Tra le aziende e le grandi fondazioni, oltre a Lvmh (15 mln dollari) e alla Earth Alliance di Leonardo di Caprio (5 mln dollari), si mobilita anche Apple: "È sconvolgente vedere fiamme e distruzione devastare la foresta amazzonica, uno degli ecosistemi più importanti del mondo", ha twittato il Ceo della società della Mela, Tim Cook. "Apple - ha annunciato - farà donazioni per contribuire a preservare la sua biodiversità e ripristinare l'indispensabile foresta amazzonica in America Latina".

Quanto allo stanziamento deciso a Biarritz, questo è stato salutato da Evo Morales: "È un contributo piccolo, ma non può trattarsi di un aiuto bensì di un obbligo, che tutti i popoli hanno verso la salvaguardia dell'ecosistema", ha detto il presidente della Bolivia, impegnato a fronteggiare la stessa emergenza nella parte di Amazzonia che rientra in territorio boliviano ma anch'egli sotto accusa per aver favorito l'agricoltura intensiva all'origine della deforestazione.