Protesta di Greenpeace al ministero delle politiche agricole -2-

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Roma, 24 set. (askanews) - L'agricoltura industriale e l'allevamento sono responsabili di circa l'80 per cento della deforestazione a livello mondiale, e gli allevamenti intensivi in Italia non sono estranei a questo meccanismo: nutrire il gran numero di animali stipati nei capannoni richiede grandi quantità di mangimi e di terre per colture, come la soia, che ogni anno importiamo massicciamente nel nostro Paese.

"Il settore agricolo è tra i più penalizzati dai cambiamenti climatici e solo adottando politiche in grado di frenare realmente il riscaldamento globale si potrà dare un vero sostegno al "Made in Italy", che deve diventare garanzia di qualità anche in termini di impatti ambientali, e non essere sacrificato sull'altare della quantità" prosegue Ferrario.

Ogni anno, attraverso la PAC, miliardi di euro di fondi pubblici vengono spesi per finanziare il sistema degli allevamenti intensivi (allevamento e produzione di colture destinate alla mangimistica); al contempo, in Italia, tra il 2004 e il 2016 hanno chiuso oltre 320 mila aziende agricole (un calo del 38 per cento), mentre quelle rimaste diventano sempre più grandi e intensive. (Segue)