Proteste Hong Kong, Carrie Lam: no al suffragio universale

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Roma, 15 ott. (askanews) - La controversa leader dell'amministrazione del territorio semi-autonomo cinese di Hong Kong Carrie Lam ha escluso che possa esservi un dibattito per il suffragio universale, in un momento in cui la città è attraversata da grandi manifestazioni pro-democrazia e bloccata da scontri. Lo si evince da un rapporto interno dell'Unione europea di cui dà oggi notizia il South China Morning Post.

Il rapporto spiega quello che si sono dette Lam e la rappresentante Ue a Hong Kong, Carmen Cano, in un colloquio di circa un'ora, che ha avuto luogo una settimana fa.

Secondo Lam, non ci sarebbe nulla da guadagnare nell'apertura di un dibattito sul suffragio universale per l'elezione del Chief Executive, il capo del governo di Hong Kong, e del Consiglio legislativo (LegCo), il parlamentino dell'ex colonia britannica.

Attualmente il Chief Executive è eletto da 1.200 grandi elettori, mentre 30 dei 70 rappresentanti del LegCo sono eletti da "collegi funzionali", cioè da elettori che rappresentano i settori economici della città. I dimostranti pro-democrazia, in una delle loro "cinque richieste", chiedono che l'elezione sia a suffragio universale per entrambe le istituzioni.

L'incontro è stato "franco" tra le due. Lam ha chiarito che l'istituzione del suffragio universale richiederebbe una modifica costituzionale, in un momento in cui la società è molto polarizzata. Inoltre, secondo il documento, per Lam sarebbe inutile "negoziare con i teppisti", facendo riferimento a episodi di vandalismo e blocchi stradali illegali da paerte dei manifestanti.