Proteste in Iran contro l’aumento della benzina

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L’Iran ha aumentato il prezzo del carburante e per questo motivo, da venerdì 15 Novembre 2019, si è diffusa nel paese la “rivolta della benzina”. Molti gli scontri registrati in decine di città. Gli incidenti hanno portato anche alla morte di due persone, accertate dalla polizia. Secondo alcune informazioni, al momento non confermate, le vittime potrebbero in realtà essere di più, circa dieci. Nel frattempo, le forze dell’ordine hanno arrestato 40 persone nella provincia dello Yazd. Le proteste più dure sono quelle avvenute a Sirjan, dove un deposito di carburante è stato attaccato da una folla che ha cercato di dargli fuoco.

Proteste in Iran contro aumento benzina

Durante la mattina di oggi, domenica 17 Novembre 2019, l’ayatollah Alì Khamenei, la guida spirituale del paese, ha difeso la decisione del governo, intervenendo direttamente attraverso una dichiarazione: “Azioni di sabotaggio vengono messe in atto da teppisti sostenuti da potenze straniere” ha detto “non dal nostro popolo. La controrivoluzione e i nemici dell’Iran hanno sempre sostenuto il sabotaggio e la violazione della sicurezza del nostro paese. Io non sono un esperto, ma quando tre istituzioni prendono una decisione, io la appoggio”.

Inoltre, risulta impossibile accedere a internet. Da qualche ora, infatti, nessuno riesce ad accedere ai servizi email, a Instagram o a Whatsapp. Non funzionano neanche i sistemi antifiltro normalmente usati dagli iraniani per accedere a siti e social media vietati, tra cui Facebook e Twitter. La finalità delle restrizioni sembra essere quella di impedire la diffusione di notizie e video sulle manifestazioni.