Proteste in Libano: politici rispondono dimezzandosi lo stipendio

Proteste Libano

Continuano le proteste in Libano contro il governo responsabile di voler inserire nuove tasse ed aumentare il costo della vita. Per cercare di placare il caos, i politici hanno deciso di ridurre del 50% il loro stipendio.

Proteste in Libano

Il provvedimento sarà approvato oggi, lunedì 21 ottobre, dal Consiglio dei Ministri presieduto da Saad Hariri. Prevede che membridel governo, parlamentari e Presidente della Repubblica avranno una retribuzione dimezzata. La misura verrà applicata anche nei confronti di chi è ormai in pensione. Tra le altre proposte da discutere in Consiglio c’è anche un prestito di 3.3 miliardi che banche private concedono alla banca centrale libanese. Si aggiunge poi la privatizzazione delle telecomunicazioni, ancora di gestione statale, e una riforma del sistema energetico.

Il governo ha assicurato che per i cittadini non ci saranno nuove tasse e Hariri ha minacciato le dimissioni se gli alleati ostacoleranno il pacchetto economico. La dichiarazione giunge dopo le recenti proteste scatenate dall’annuncio dell’introduzione di una tassa sulle chiamate Whatsapp. Questa è stata poi immediatamente ritirata, ma ormai il malcontento del paese dei cedri era imperversato nelle strade delle principali città allargandosi a una critica generale contro l’esecutivo.

Migliaia di persone sono scese in piazza per manifestare contro il carovita, le misure di austerità e la carenza di servizi e infrastrutture. Il Libano ha uno dei debiti pubblici più alti del mondo e recentemente ci sono stati problemi di valuta, aggiuntisi alle crisi del grano e del gas che hanno messo a dura prova l’economia. I cittadini accusano i politici di corruzione e di responsabilità delle disfunzioni del paese. Per questo si sono uniti lasciando da parte partiti e religioni e hanno chiesto compatti le loro dimissioni.