Proteste negli Stati Uniti, scontri in decine di città: 1.400 persone arrestate

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Si sono ormai allargate a macchia d’olio in tutti gli Usa le proteste conseguenti la morte dell’afroamericano George Floyd, ucciso da un poliziotto lo scorso 25 maggio mentre veniva arrestato a Minneapolis. Partiti proprio dallo stato del Minnesota, dove si è reso necessario l’intervento degli agenti in tenuta antisommossa, gli scontri dei manifestanti con le forze di polizia si sono diffusi anche nelle metropoli di New York e Philadelphia, mentre circa 1.400 persone sono state arrestate in tutto il paese.

Proteste negli Usa per la morte di George Floyd

Pur essendo diffuse su tutto il territorio nazionale, le proteste sono particolarmente concentrate sulla costa est del paese e nella zona del Midwest. A Chicago gli agenti di polizia oggetto di una sassaiola hanno sparato lacrimogeni contro i manifestanti, mentre a New York diversi tafferugli sono scoppiati nel quartiere di Brooklyn, dove nella giornata di venerdì 29 maggio la polizia aveva arrestato circa 200 persone che si erano radunate di fronte alla Barclays Center.

Diversi cittadini sono rimasti inoltre feriti da colpi di arma da fuoco, mentre a Indianapolis due persone sono morte durante le proteste. Nella città di Los Angeles la polizia ha iniziato a sparare proiettili di gomma sui manifestanti.

L’epicentro della rivolta a Minneapolis

La situazione più calda la si registra però proprio nella città di Minneapolis, dove i militari sono stati costretti a utilizzare anche qui lacrimogeni e granate stordenti per evitare che i rivoltosi dessero alle fiamme un’altra caserma della polizia, come già accaduto negli scorsi giorni con il commissariato cittadino numero 3.

Nella città più grande dello stato del Minnesota i manifestanti continuano peraltro a violare il coprifuoco imposto dalle autorità cittadine, distruggendo e dando alle fiamme automobili e edifici, mentre numerose persone approfittano delle proteste per saccheggiare i numerosi negozi rimasti incustoditi.

Sono al momento infatti 25 le città statunitensi, più altri 16 stati, dove i sindaci hanno imposto il coprifuoco a seguito delle proteste, tra cui Beverly Hills, Los Angeles, Denver, Miami, Atlanta, Chicago, Cincinnati, Cleveland, Portland, Filadelfia, Salt Lake City, Seattle, Milwaukee e San Francisco.

A tal proposito, proprio il sindaco di San Francisco London Breed ha dichiarato: “Sono tempi difficili per la nostra città e per il nostro paese. Stiamo prendendo questa decisione per assicurarci che tutti siano al sicuro”. Nel frattempo inoltre, il governatore della California Gavin Newsom ha dichiarato lo stato di emergenza per la contea di Los Angeles.

Guarda nazionale protegge la Casa Bianca

Scontri anche a Washington Dc, dove la Guarda nazionale è stata schierata nei pressi della Casa Bianca per evitare che i rivoltosi possano raggiungere la residenza del presidente degli Stati Uniti. Lo stesso Donald Trump ha voluto commentate le proteste in corso affermando come la morte di George Floyd abbia “Riempito gli americani di rabbia, orrore e tristezza”, avvertendo tuttavia allo stesso tempo come egli non permetterà in alcun modo che “Folle rabbiose assumano il controllo della situazione. Il presidente si è inoltre detto pronto a schierare l’esercito se dovesse essere necessario.

Poliziotto accoltellato in Florida

Nella città di Jacksonville, in Florida, un ufficiale di polizia è stato accoltellato al collo da un manifestante e si trova attualmente ricoverato in ospedale. A riferire dell’accaduto in conferenza stampa è stato lo sceriffo della città Mike Williams, che ha inoltre aggiunto come anche altri suoi uomini siano stati ripetutamente bersaglio di pietre e mattoni lanciati dai rivoltosi.

Nella stessa conferenza è poi intervenuto anche il sindaco di Jacksonville Lenny Curry, che ha precisato come le manifestazioni per la morte di George Floyd fossero iniziate in modo pacifico, ma siano in seguito degenerate in maniera violenta: “Non le tollereremo nella nostra città né lasceremo che la nostra città bruci”.