#ProudBoys, l'hashtag dei suprematisti bianchi "invaso" da coppie che si baciano

Livia Paccarié
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Negli ultimi giorni sui social è stato molto condiviso l’hashtag #ProudBoys. Questo gruppo di suprematisti bianchi dell’estrema destra americana era finito sotto ai riflettori dopo le dichiarazioni ambigue fatte da Donald Trump durante il primo dibattito presidenziale (“Proud Boys non muovetevi, ma state pronti, qualcuno dovrà fare qualcosa”) e l’hashtag ha iniziato a essere utilizzato come slogan dal gruppo stesso.

A partire da sabato scorso, però, l’hashtag #ProudBoys ha cominciato ad essere usato anche dalla comunità lgbtqia+, con il risultato di rimandare a messaggi e a foto felici di uomini gay proud, orgogliosi: proud boys, appunto. Bobby Berk, protagonista del popolare programma di Netflix Queer Eye ad esempio ha twittato una sua foto accanto al marito. #ProudBoys deve essere un hashtag sull’amore e non sull’odio.

Royal Canadian Navy Proud Boys (Photo: Royal Canadian Navy/Twitter)
Royal Canadian Navy Proud Boys (Photo: Royal Canadian Navy/Twitter)

L’account ufficiale delle forze armate canadesi negli Stati Uniti ha a sua volta twittato l’hashtag con l’immagine di un militare che bacia il suo partner. Love is love, bandiera canadese e bandiera arcobaleno.

Il “rovesciamento” ha funzionato, negli Stati Uniti e non solo:

I Proud Boys esistono dal 2016, quando li fondò Gavin McInnes, autore e commentatore canadese che tra i fondatori di Vice Media e che negli anni ha provato a negare l’affiliazione del gruppo con il neonazismo. Ma Proud Boys è uno dei movimenti più attivi dell’alt right, la nuova destra estrema americana. Idee razziste e misogine, islamofobia e anti-femminismo. Il tutto nascosto dietro il diritto alla libertà di espressione. I Proud Boys sono anche in possesso di armi.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.