Provenzano: scudo penale è un pretesto, ArcelorMittal scorretta

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Roma, 6 nov. (askanews) - "Spero che si trovi una mediazione con Arcelor Mittal. Ma non avverrà certo sulla pelle dei lavoratori": così il ministro per il Sud Giuseppe Provenzano (Pd) ha sintetizzato la sua posizione sull'ex Ilva in una intervista ad Avvenire, in vista del faccia a faccia di oggi coi vertici aziendali a palazzo Chigi, al quale parteciperà con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il titolare del Mise Stefano Patuanelli. "Non può esistere - ha sottolineato - un Sud senza industria, che dev'essere moderna, green e competitiva. E quella di Taranto è una partita fondamentale per dimostrare che si può fare".

"Il Governo è stato sempre disponibile - ha osservato Provenzano - ad affrontare i problemi posti dall'azienda, ma non a parlare di esuberi. E forse proprio questo ha spinto l'azienda ad accelerare verso una decisione già valutata, con un ricorso con 37 allegati che non può esser stato elaborato in poche ore". Insomma, la cancellazione dello scudo penale "è un pretesto. E non può diventare un alibi, perché il contratto resta valido. Ciò detto, in uno Stato di diritto, nessuno deve rispondere per l'adempimento di un dovere, come dice l'art. 51 del codice penale. Ma a questo punto, in campo ambientale, sarà bene chiarirlo, tanto più per comportamenti omissivi altrui e pregressi".

"La mia proposta, condivisa da altri membri del governo, in primis da Patuanelli, è una norma generale e astratta, che superi - ha detto ancora il ministro - il vaglio di costituzionalità e chiarisca un principio: chi inquina paga, ma chi applica un piano ambientale non può risponderne penalmente se attua le disposizioni previste. A onor del vero, questa proposta era già al tavolo delle interlocuzioni con l'azienda. Proprio per questo, il comportamento di Arcelor Mittal appare pretestuoso e di grave scorrettezza".