Psoriasi, l'84% dei pazienti è insoddisfatto delle cure -3-

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Roma, 22 ott. (askanews) - "I pazienti con psoriasi - continua Ornella De Pità, Direttore dell'Unità Complessa Patologia Clinica, Ospedale Cristo Re di Roma - spesso sono delusi nelle aspettative di cura o nelle informazioni ricevute sulla malattia. Secondo una nostra indagine, condotta tra la fine del 2016 e la fine del 2018, su 8 mila pazienti con psoriasi di grado lieve (che per fortuna resta la prevalenza) ad insorgenza giovanile fra 21 e 30 anni nel 38% dei casi e fra 31 e 40 anni nel 41%, in più sedi 'delicate' come viso, genitali e mani, l'84% si dichiara disatteso circa i risultati delle terapie, decidendo nell'88% dei casi l'abbandono anche di altre opportunità terapeutica per pregresse esperienze negative, o di effettuare un nuovo consulto. Mentre oggi, anche per le forme lievi, disponiamo di terapie topiche senza 'effetti collaterali' come creme inodore e che non ungono abiti, 'agevoli' da portare nella vita di tutti i giorni e al lavoro. Inoltre è importante educare il paziente sulla gestione della pelle, una volta guarita, con emollienti e idratanti e prodotti dedicati".

"Anche per le forme moderate-severe e gravi, che restano comunque la minoranza sulla prevalenza di malattia che colpisce circa il 4% della popolazione Italiana - dichiara Ketty Peris, direttore dell'Unità Operativa Complessa di Dermatologia, Fondazione Policlinico Gemelli, Roma - siamo arrivati a una 'nuova era' terapeutica, grazie all'introduzione dei farmaci biologici. Fra i più recenti ci sono i farmaci biotecnologici anti-interluchina 17, già ampiamente in uso ed anti-interleuchina 23, in parte già disponibili e in parte in studio, che vanno a colpire target specifici responsabili di attivare l'infiammazione e quindi lo sviluppo della malattia. Tali farmaci hanno profondamente cambiato la storia della psoriasi e la qualità di vita del paziente, grazie anche alla maneggevolezza, alla facile somministrazione per via sottocutanea (ogni 2-4 settimane o a volte anche ogni 12), con rapidità di azione ed esiti mantenuti a lungo termine, come attesta un follow-up a 2-3 anni. Tutti risultati che migliorano l'aderenza alla terapia e riducono nel paziente la percezione di 'sentirsi malato'".(Segue)