Può l'MDMA curare l'alcolismo? Uno studio in Inghilterra tenta di rispondere alla domanda

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Curare l’alcolismo con l’MDMA. L’idea è di un gruppo di ricercatori di Bristol, che ha messo in atto il primo studio per esaminare l’efficacia dell’uso della sostanza psicoattiva per il trattamento della dipendenza da alcol. I pazienti che hanno partecipato allo studio non hanno segnalato alcuna ricaduta o controindicazione. 

Secondo le ricerche riportate dal Guardian, otto alcolisti su dieci in Inghilterra, tornano a bere in maniera problematica a tre anni dai trattamenti. Al momento, undici persone hanno completato il percorso con il trattamento a base di MDMA. “Tra loro, abbiamo un paziente recidivo, tornato ai precedenti livelli di consumo, cinque perfettamente sobrie e altre cinque che hanno bevuto un qualcosa, ma non associano il fatto al disturbo di consumo da alcol”, ha dichiarato il dottor Ben Sessa, psichiatra alla guida dello studio.

Nella maggior parte dei casi, dicono i ricercatori, la dipendenza si associa a un trauma. “L’MDMA altera in maniera selettiva la risposta alla paura”, spiega il dottor Sessa, “Permette di portare alla luce ricordi dolorosi, senza esserne sopraffatti. La psicoterapia dà l’opportunità di affrontare quei ricordi”.

Lo studio è ancora in fase iniziale. Lo step sucessivo servirà a confermarne l’efficacia: alcuni dei pazienti riceveranno un placebo, anziché MDMA e si valuterà la differenza. 

Dopo uno screening preliminare, che include test medici e psicologici, i partecipanti prendono parte a un corso di psicoterapia della durata di otto settimane. A partire dalla terza settimana, viene somministrata una potente dose di MDMA. Le sessioni vengono condotte in ospedale, dopo l’assunzione, i pazienti trascorrono otto ore con gli specialisti. 

Dopo la fase in cui vengono assistiti, i pazienti tornano a casa, ma continuano a essere monitorati dai ricercatori, per controllare il loro umore. Non è stata rilevata nessuna significativa astinenza da farmaci o MDMA.

Dagli anni ’70 fino al 1985,...

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