Puglia e mare, un legame indissolubile: porti e pesca due beni da tutelare

BARI (ITALPRESS) – La chiamano “il Tacco d’Italia” non a caso: la Puglia, con i suoi 800 chilometri di costa, è di fatto una penisola nella penisola. Ecco perché i porti sono centrali in tutte le attività che sottolineano e rafforzano la vocazione turistica e commerciale della regione. E non è un caso che, nella conferenza stampa organizzata qualche giorno fa per ufficializzare i risultati raggiunti dall’Autorità di Sistema Portuale del mare Adriatico Meridionale e da quella del mar Ionio, il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano li abbia definiti “lusinghieri”.
I volumi dei traffici nei porti dell’Autorità di Sistema Portuale del mare Adriatico meridionale (AdSPMAM) continuano a crescere infatti in maniera più che significativa. Nei primi nove mesi dell’anno sono state movimentate più di 14 milioni di tonnellate di merci, un dato che si traduce in un +18% rispetto al 2021 e che supera del + 11,6% finanche il 2019, anno pre-pandemia. Fanno da traino le rinfuse solide con quasi il +40%, seguite dal general cargo (+10%) e dalle rinfuse liquide (+5,5%).
In trend positivo, rispetto agli ultimi tre anni, anche il numero dei rotabili, con più di 227mila unità, dato che registra una crescita dell’1% rispetto allo scorso anno e del 9% rispetto al 2019.
I 3.343 accosti complessivi risultano, invece, in trend sostanzialmente stabile rispetto allo scorso anno, ma in discesa rispetto al 2019 (-7,5%). Tuttavia, se si considera l’aumento della movimentazione, il trend del numero degli accosti conferma la strategia di ottimizzazione dei noli sul mercato. In sostanza, rispetto al 2019 sono utilizzate meno navi, che viaggiano però sfruttando la piena capacità di carico. Le 79 milioni di tonnellate di stazza lorda delle navi accostate nei porti del Sistema, infatti, rappresentano quasi il 17% in più rispetto a quelle scalate nello scorso anno.
In crescita anche il flusso dei passeggeri. I traghetti hanno movimentato più di 1,2 milioni di persone, circa il 34% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, recuperando gran parte del traffico del 2019. Aggregando a questi numeri le statistiche rilevate nel porto molisano di Termoli, recentemente entrato nel Sistema dell’Adriatico meridionale, si raggiunge il record di più di 1,4 milioni di passeggeri traghetti.
Un vero e proprio boom si registra nel traffico crocieristico, il cui flusso è in continua ed esponenziale crescita: +128% rispetto allo scorso anno, con oltre 400mila passeggeri transitati nei porti dell’AdSPMAM. Una rilevazione effettuata, peraltro, a partire dal secondo trimestre dell’anno, atteso che il primo trimestre scontava ancora i fermi e le difficoltà causate dalla pandemia.
L’analisi delle performance dei singoli porti vede il porto di Bari distinguersi per numero di accosti (1.710) e per un aumento delle tonnellate movimentate, +3,6% rispetto al 2021. Ma molto positive sono state anche le prestazioni di quelli di Brindisi, Monopoli, Manfredonia e Barletta.
I dati statistici relativi ai traffici nei porti dell’AdSPMAM sono raccolti ed elaborati dal sistema tecnologico GAIA, il Port Community System multi-porto realizzato come strumento di supporto per le attività portuali dei porti di Bari, Brindisi, Manfredonia, Barletta e Monopoli, in grado di controllare in real time i passeggeri e i mezzi in entrata e in uscita dai porti, immagazzinare i dati di traffico passeggeri e merci forniti dalle Agenzie Marittime e, quindi, elaborarli per fini statistici e di fatturazione, secondo i modelli ESPO.
Per quanto riguarda la valutazione dei risultati raggiunti dall’Autorità di Sistema Portuale del mar Ionio, non si può non partire da un dato fondamentale: dal 1971 sino alla data del sequestro penale dello stabilimento Ilva (2012) lo scalo jonico ha occupato costantemente il terzo o secondo posto in Italia per movimentazione generale di merce attestandosi mediamente sui 40 milioni di tonnellate annue. I traffici siderurgici storicamente hanno rappresentato il 65%-80% del traffico generale.
Nel periodo 2012–2015, nel porto di Taranto vi è stata la concomitanza di alcune circostanze particolarmente rilevanti per le movimentazioni portuali (sequestro penale dello stabilimento siderurgico Ilva, chiusura della produzione Cementir, la revoca della concessione relativa al terminal container ecc.).
Proprio queste problematiche hanno ridotto significativamente i traffici e spinto l’Ente ad accelerare la realizzazione di nuove infrastrutture e ad adeguare le esistenti per attuare una diversificazione delle attività e dei traffici privilegiando lo sviluppo del settore commerciale/logistico e turistico.
Sono stati avviati e realizzati lavori per alcune centinaia di milioni di euro, tra i quali: ammodernamento della banchina del Molo Polisettoriale (ultimato), riqualificazione della radice del Molo Polisettoriale (ultimato), Strada dei Moli (ultimato), Piattaforma Logistica (ultimato), Vasca di colmata per ampliamento IV Sporgente (ultimato), Ampliamento IV Sporgente (ultimato), I^ Lotto messa in sicurezza Yard Belleli (ultimato), Darsena ad ovest del IV Sporgente (ultimato), , rettifica Molo San Cataldo e Calata I (ultimato), edifici per servizi portuali (ultimati), Centro Servizi Polivalente “Falanto”(fine 2022),potenziamento dei raccordi ferroviari a cura di RFI (2023), vasca di colmata e dragaggio Molo Polisettoriale (termine lavori fine 2024).
Grazie all’attività di marketing svolta dall’Ente, il porto è stato inserito negli itinerari delle navi da crociera con un traffico in graduale e costante crescita. Nel 2021, tra l’altro, il porto ha superato 80.000 passeggeri e ha registrato il più alto numero di escursioni per singolo scalo nel Mediterraneo. Nel 2022, a tutt’oggi, sono state superate le 100.000 presenze. Il 14 settembre 2022, durante il Seatrade Cruise di Malaga, il porto di Taranto è stato premiato quale “Best Destination of the year”.
Ma il rapporto tra la Puglia e il suo mare è un legame che parla anche di pesca. Per questo la regione ha dato vita ad “Appesca”, una raccolta di dati e informazioni dettagliate che descrivono lo stato di salute di 42 siti portuali pugliesi attraverso una ricognizione e valutazione delle infrastrutture e dei luoghi di sbarco utile all’individuazione dei reali bisogni occupazionali, ambientali, strutturali e di tutela delle risorse della pesca e dell’acquacoltura in Puglia.
Il libro è il frutto dell’omonimo progetto – avviato a giugno 2020 e chiusosi a fine 2021 – nato dalla volontà di valorizzare lo stato dei porti pescherecci pugliesi, distribuiti su un’estensione costiera superiore ai 900 Km, culla di una tradizione e cultura marinara tramandata nelle generazioni, da tutelare e difendere. La Regione Puglia, in collaborazione con ASSET (Agenzia Regionale Strategica per lo Sviluppo Ecosostenibile del Territorio) ha intrapreso un percorso di efficientamento dell’intero comparto della pesca professionale, partendo da una ricognizione delle infrastrutture e dei servizi previsti in ambito portuale. Una giornata, quindi, dedicata al mare e alla pesca, ma anche un momento di confronto e riflessione sulle criticità e sui punti di forza del comparto peschereccio al fine di efficientare e promuovere il settore su scala regionale e nazionale.
“I risultati lusinghieri” raggiunti dalle due autorità di sistema portuale sono la conseguenza “di molti anni di un costruttivo lavoro di squadra tra organismi governativi e regionali, che ci ha permesso di rendere competitivo il sistema portuale pugliese innanzitutto in Italia. Abbiamo fatto sistema e siamo così riusciti ad affrontare numerose difficoltà, a superare i livelli economici pre-Covid e a raggiungere i migliori porti italiani.”
“Abbiamo puntato – prosegue il governatore – sull’innovazione tecnologica ed ecologica per porti green, su un sistema di trasporti integrato per tenere lontani dalle strade migliaia di camion e farli girare sulle autostrade del mare, abbiamo promosso la nautica da diporto e il turismo crocieristico. Il sistema portuale pugliese ha tutte le carte in regola per competere con porti del calibro di Trieste, Genova e Gioia Tauro. Nel passato quello di Taranto era visto solo come il porto dedicato allo scarico dei minerali dell’Ilva, ora la trasformazione tecnologica della fabbrica, che ci auguriamo avvenga al più presto, consentirebbe di fare di Taranto un porto competitivo con i migliori, poiché è infrastrutturato in modo perfetto; il collegamento autostradale, ferroviario e con l’aeroporto di Grottaglie sono mezzi formidabili per trasformare l’intera area industriale tarantina insieme al porto”.
“In questi ultimi anni – afferma il presidente dell’AdSPMAM Ugo Patroni Griffi – siamo riusciti a imporre la Puglia quale capitale della nautica e del turismo legato alla nautica da diporto. Nell’anno in corso sono arrivati nella nostra regione oltre 100 megayacht. Si tratta di un dato stratosferico, se si considerano le enormi ricadute per i nostri territori. In moltissimi casi, infatti, questi veri e propri gioielli extralusso del mare sono rimasti ormeggiati per giorni presso le nostre banchine, consentendo ai loro ospiti super vip di conoscere e di godere dei nostri paesaggi e delle nostre bellezze storico-architettoniche, di acquistare nei nostri negozi, di degustare le nostre prelibatezze culinarie ed enogastronomiche. I dati ci dicono che i risultati conseguiti dalla nautica hanno comportato una valanga di effetti diretti, indiretti e indotti. Una catena che si è propagata dal settore turistico al resto dell’economia”.
Al suo omologo ha fatto eco il presidente dell’AdSP del Mar Ionio Sergio Prete, commentando la closing ceremony celebrata il 9 novembre presso il molo San Cataldo del porto di Taranto. “Le compagnie – ha spiegato – ci scelgono perché qui trovano servizi, una validissima cantieristica, la possibilità di fare cambusa; un ambiente, insomma, assolutamente congeniale. Questo settore sta vivendo una crescita esponenziale nella nostra regione, prova ne sono le fiorenti attività dello SNIM (il Salone Nautico di Puglia) del Distretto pugliese della Nautica, le numerose Marine di Puglia che abbiamo costituito e che costellano i nostri porti. Insomma, un sistema solido e ben avviato che saprà migliorare se stesso e affrontare e vincere le nuove sfide del futuro”.
Sul progetto “Appesca” si è espresso l’assessore regionale all’Agricoltura Donato Pentassuglia: “Appesca – ha raccontato – è un progetto integrato che vede tutti i soggetti coinvolti partecipare alla stesura di un compendio riguardante lo stato di salute dei porti pugliesi utile alla costruzione delle ambizioni future per le nostre marinerie e la nostra economia del mare. Sulla scorta delle conoscenze e dei dati possiamo difatti ragionare sulla definizione di politiche virtuose per il futuro. Abbiamo bisogno di programmazione, del Piano delle coste, della integrazione delle norme e, soprattutto, di azioni mirate per la valorizzazione del prodotto mare delle nostre marinerie. I dati che possediamo oggi ci aiuteranno a utilizzare al meglio anche le risorse della nuova programmazione FEAMPA le cui trattative, che vedono la Puglia in prima linea e capofila per la materia a livello nazionale, mi auguro si possano chiudere favorevolmente quanto prima”.
Per regalare un nuovo entusiasmante capitolo alla storia che lega la Puglia al suo mare

– foto: xa2/Italpress

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