In Puglia si fa lezione in riva al mare (e l'idea della scuola outdoor si rivela cosa buona e giusta)

Di Monica Monnis
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Photo credit: Stephen Simpson - Getty Images
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La DAD uno degli spauracchi più spaventosi di questa seconda ondata di ansie/preoccupazioni/angosce, che rievoca immagini di mamme sull'orlo di una crisi di nervi, smart working o meno, free lance o meno, multitasking o meno, combattute tra la consapevolezza che la chiusura delle scuole fosse (sia?) in qualche moda necessaria e la nevrosi (lecita) del dover incastrare di nuovo tutto e impegnarsi per sopravvivere al secondo round. A Bisceglie, in provincia di Barletta-Andria-Trani in Puglia, si fa lezione in riva al mare, un progetto nato prima del coronavirus ma che oggi innesca una riflessione importante sulla possibilità di promuovere l'idea di una scuola all'aperto seguendo il modello danese, per liberare i bambini dalla mascherina, garantire il metro di distanza e offrire un'offerta didattica dinamica e stimolante.

Come si legge su Il Messaggero, il progetto Senza Zaino è nato in realtà per "educare" sul campo, ovvero regalare agli studenti una lezione di scienza outdoor a 200 metri dalla scuola, a contatto con gli scogli e la natura "per capire la differenza tra esseri viventi (gabbiani e pesci per esempio) e non viventi", ma che ha portato più di un genitore a pensare se questa modalità possa considerarsi una sorta di soluzione preventiva alla didattica a distanza che sembra una spada di Damocle pronta a mietere vittime da un momento all'altro. In Danimarca, per esempio, la prima nazione in Europa a riaprire le scuole lo scorso 20 aprile, oggi è la normalità: la conditio sine qua non del come back to school è stata proprio l'incremento della didattica outdoor, sostenuta dal governo con la dotazione di apposite tende per poter rimane all’aperto anche in caso di maltempo.

Scuola all’aperto: oltrepassare la soglia e pensare la scuola fuori, è invece il progetto dell’Istituto San Francesco di Biella che prevede attività didattiche all’aperto sia nel cortile interno della scuola sia in alcune zone della città tra cui piazza Duomo e una parte dei giardini del Palazzo Bruno Ferrero appositamente sistemati, ripuliti e chiusi al pubblico. Un mese fa, era stata la Val Versa a introdurre la scuola all’aperto seguendo il modello scandinavo, attivato da 18 plessi scolastici di Canneto Pavese e altri comuni limitrofi dell’Oltrepò pavese, di cui 8 scuole d’infanzia, 6 primarie e 4 scuole secondarie di primo grado. "Non si tratta di semplici uscite o passeggiate educative fuori dagli edifici scolastici perché qui tutte le ore di lezione vengono regolarmente svolte nella natura e solo il momento della refezione, per rigidi protocolli da rispettare, è al chiuso", come ha spiegato la preside Patrizia Smacchia a Il Corriere della Sera.

Le lezioni en plein air non si fermeranno con l'arrivo dell'inverno e delle temperature rigide: i sindaci di più comuni sono infatti, al lavoro per trovare nuove strutture al coperto diverse dalle aule scolastiche. Dunque, siamo di fronte a un passo verso un cambiamento della scuola, uno svecchiamento nelle modalità di insegnare e interagire con gli studenti solo "velocizzato" dalla pandemia o a un gigante (e profondissimo) buco nell'acqua?