Punta Perotti: la sentenza europea chiude la storia dell'ecomostro

Alla fine, sarà lo stato italiano a dover risarcire i costruttori di Punta Perotti per 49 milioni di euro: è la conclusione di una storia di quelle da Belpaese, ingarbugliata, intricata e piena di colpi di teatro. Andiamo con ordine. Negli anni '90, i gruppi edilizi Sud Fondi, Mabar e Iema ricevono dal Comune di Bari le concessioni per edificare un complesso edilizio a meno di 300 metri dal litorale (contro la normativa vigente). Nel 1995, eccolo edificato, in tutto il suo orrifico splendore: era proprio Punta Perotti, una specie di inno visivo alla bruttezza.

Due anni dopo, il Gip di Bari fece sequestrare tutto: terreni e palazzine divennero, da questo momento in avanti, oggetto di una battaglia giudiziaria combattuta a colpi di sentenze e ricorsi, sequestri e dissequestri, richieste di risarcimento danni e pignoramenti. Costruttori e istituzioni continuarono a scontrarsi finché, nel 2006, il sindaco di Bari, Michele Emiliano, dispose, in maniera irrituale, l'abbattimento dell'ecomostro.


Inutile negarlo: quando le cariche di dinamite fecero implodere su se stesso il complesso, quell'evento divenne, in qualche modo, il simbolo di un trionfo non solo delle logiche ambientaliste, ma anche del buonsenso e del buon gusto.

Eppure, nel frattempo, la disputa giudiziaria era ancora in corso, e non è affatto detto che la giustizia e il buonsenso seguano la stessa linea. Gli imprenditori edili, infatti, erano stati assolti dall'accusa di abuso edilizio, visto che avevano ricevuto regolare licenza dal Comune. Dunque, formalmente, secondo la tesi dei loro avvocati, il Sindaco Emiliano non aveva titoli per provvedere alla demolizione.

Dall'abbattimento sono passati poco più di sei anni, si sono fatte parecchie ipotesi sull'area, si è pensato anche ad una sua riqualificazione, ma l'iter giudiziario ha continuato a seguire il suo corso, inesorabile, senza che le parti trovassero un accordo, fino alla decisione di oggi, 11 maggio 2012, della Corte di Giustizia Europea. Che ha pronunciato la sentenza definitiva, attraverso la quale entreranno nelle casse di Sud Fondi, Mabar e Iemai, rispettivamente, 37, 9,5 e 2,5 milioni.

La degna chiosa a questa storia tutta italiana sta in una dichiarazione dell'ingegner Michele Matarrese, prima della sentenza: «L'area di Punta Perotti è ancora edificabile perché così prevede il piano regolatore. Se non ci fosse riconosciuto il giusto, non avremmo problemi a costruire». Ora, visto che la somma riconosciuta dalla Corte europea è più di dieci volte inferiore rispetto alla richiesta dei costruttori (che volevano 571 milioni di euro), il rischio che Punta Perotti rinasca dov'era e brutta com'era, è più che concreto.

Yahoo! Notizie - la vicenda di Punta Perotti in video

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