Punzi (Cotugno): "L'ospedale non è al collasso. Siamo stanchi e stressati, ma reggiamo"

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(Photo: KONTROLAB via KONTROLAB/LightRocket via Getty )
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“Il nostro ospedale non è al collasso, sono ottimista sull’evoluzione del virus. Siamo stanchi e stressati, ma reggiamo, la situazione non è drammatica come durante la prima ondata. Certo, in due anni qualcosa di più andava fatto per il territorio: il Pronto Soccorso si affolla di gente che potrebbe essere curata a casa”. Rodolfo Punzi, direttore del Dipartimento malattie infettive dell’ospedale Cotugno di Napoli, ridimensiona con Huffpost l’allarme, dopo le immagini circolare ieri dal suo ospedale.

Dottor Punzi, i giornali raccontavano ambulanze in fila, rimaste parcheggiate con pazienti Covid a bordo in attesa di ricovero davanti all’ospedale Cotugno. L’emergenza è rientrata?

Abbiamo avuto due giorni di intenso lavoro in Pronto Soccorso per problematiche legate al Covid. Era capitato già un anno fa, perché il Cotugno è un riferimento infettivologico per Napoli. Ci siamo trovati in difficoltà, li spazi non erano sufficiente a fronte della grande domanda. Ma tutti i pazienti sono stati visitati. Da stamattina l’afflusso è tornato normale, anche se l’ospedale è sicuramente pieno.

La situazione è tornata come nel 2020 a causa di Omicron?

Non proprio. Tra l’altro non sappiamo quanto l’Omicron pesi, servirebbe un maggiore tracciamento. Al momento sembra che i casi più gravi ci arrivino ancora dalla Delta. Il problema è che purtroppo ad affollare le corsie sono anche pazienti che non avrebbero bisogno di ricovero, vengono perché spaventati dal Covid. Magari hanno tosse e febbre, ma non hanno bisogno di ospedalizzazione.

Quindi gli ospedali non sono al collasso? Almeno da quel che può osservare lei.

Gli ospedali sono sicuramente pieni, il lavoro è sicuramente intenso, ma non credo ci sia un collasso. Abbiamo difficoltà di reperire posti letto, ma stiamo provando a rimediare.

E per quanto riguarda il personale? Suoi colleghi lamentano una carenza dovuta a sospensioni, ferie, quarantene…

La nostra azienda ha mandato una circolare per revocare, giustamente, tutte le ferie. Fortunatamente in questi due anni abbiamo reperito molto personale medico e infermieristico. È inevitabile che anche noi paghiamo il prezzo di infezioni nell’ospedale, ma carenze di sanitari non ne riscontriamo. Anche se è chiaro che iniziamo a essere stanchi e stressati.

L’Anaao Assomed, il maggiore sindacato dei medici ospedalieri, ha chiesto l’intervento del governo per evitare una Caporetto sanitaria. Sono termini eccessivi?

Non vorrei sembrare troppo filogovernativo od ottimista, per altri versi non lo sono, ma qui al Cotugno questa situazione non esiste. Sicuramente abbiamo sofferto e soffriamo molto, ma non può essere definita una Caporetto.

A proposito del governo, le misure prese le sembrano sufficienti alla luce di quello che sta osservando? Per gli ospedali si poteva fare di più?

Qualsiasi formula miri a implementare la vaccinazione è ben accetta. Le misure di contenimento sono scelte politiche, capisco che bisogna mediare interesse economico, sanitario e sociale. Capisco anche che l’obbligo vaccinale sia stata una scelta difficile. Certo, mi pare strano che la multa sia solo di 100 euro, ma vabbè…

È la polemica del giorno questa.

Mi sembra una cosa abbastanza ilare. Se invece posso fare anche una critica organizzativa, andava gestito meglio il territorio. Dei pazienti che vengono al Pronto soccorso, una buona parte potrebbe essere seguita a livello territoriale, dai medici di famiglia, dalle Usp, da altre organizzazioni che potevano essere inventate. Molte situazioni vanno gestite a casa.

Cosa si poteva fare?

In questi due anni si potevano dotare i medici di famiglia di strumenti che incentivassero la telemedicina. Anche evitare il terrorismo in televisione; spinge i pazienti a correre in ospedale.

E in ospedale, nelle terapie intensive, chi c’è?

La stragrande maggioranza sono no vax, almeno il 90%. Ci sono anche persone vaccinate, ma o sono comunque meno gravi o avevano delle patologie pregresse.

Teme per i prossimi giorni, in vista di un ulteriore aumento di contagi?

Stiamo pagando lo scotto di una serie di condizioni: una variante che è tre volte più contagiosa, il periodo invernale, le festività natalizie. Probabilmente se implementiamo le vaccinazioni e riduciamo le situazioni in cui ci si assembra, spero che nelle prossime settimane vedremo un calo delle nuove infezioni.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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