Pussy Riot a Milano: ecco cosa hanno fatto le punk anti-Putin

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Milano, 12 set. (askanews) – Show e beneficenza per l’Ucraina in chiave punk. Sul palco dell’Arcimboldi “Riot Days 2022”: non tanto uno spettacolo, quanto piuttosto l’autobiografia rigorosamente anti Putin di Maria Alyokhina, fra le Pussy Riot forse quella più indomita.

Lunga la sua storia compressa in meno di un’ora e mezza tra esibizione vocale e immagini di archivio che scorrono sullo sfondo: prima protagonista del concerto improvvisato (e incappucciato) sull’altare della cattedrale di Mosca, Cristo Salvatore, nel febbraio 2012, poi condannata e detenuta in carceri a regime duro, poi amnistiata e di nuovo protagonista di azioni contro il leader russo Vladimir Putin, e ancora al centro di una rocambolesca fuga dalla Russia raccontata al New York Times.

Alyokhina è la voce narrante, la protagonista, l’attivista che dal palco meneghino invita a “mostrare la libertà della rabbia civile”. “Il presidente diventa un imperatore: non era quello che volevamo vedere”, aggiunge. “La costituzione sancisce che la Russia è uno stato laico” ma ora “la chiesa viene usata per rendere Putin un semidio” afferma.

A dire qualcosa che forse il pubblico ignora è il noto produttore Alexander Cheparukhin, che sale sul palco prima delle artiste-attiviste. Si spiega in inglese, senza traduzione, dicendo che la Russia non è sempre stata così. Parla di libertà di espressione che c’era una volta, in tempi anche abbastanza recenti.

“Riot Days 2022” parla anche di oltre 440 prigionieri politici in Russia. Ne fa vedere alcuni, compresa Marina Ovsiannikova e Ilya Yashin. La prima parte dello spettacolo finisce con la frase del secondino alla notizia dell’amnistia: “allora Maria, sei libera”. “Io sono libera, e tu?” risponde lei.