Pussy Riot, e se fosse successo in Italia?

La condanna inflitta alle Pussy Riot continua a far discutere. In tanti ne chiedono la liberazione, in nome della libertà di pensiero. Ma cosa sarebbe accaduto se le tre componenti della punk band russa avessero fatto irruzione a San Pietro anziché nella cattedrale moscovita di Cristo Salvatore? Sarebbero libere, contrariamente a quanto avvenuto in Russia, ma sotto processo o comunque indagate per due reati. E rischierebbero fino a due anni di carcere e 5 mila euro di multa.

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L'IRRUZIONE IN CHIESA
I fatti: il 21 febbraio 2012 il collettivo di ragazze mascherate con dei passamontagna fece irruzione durante la messa che si teneva all'interno della chiesa di Mosca e iniziò a cantare una «preghiera» contro il presidente Vladimir Putin e il capo della Chiesa ortodossa Kirill, definito un «cane» che anziché in Putin «dovrebbe credere in Dio». Tre delle ragazze furono immediatamente arrestate (due sono appena fuggite all'estero) e lo scorso 17 agosto sono state condannate a 2 anni per un reato, quello di teppismo, che ne prevede fino a sette.


SIMBOLO DELLA RIVOLTA
Ma mentre in Russia il processo andava avanti, aizzato pure dall'influentissimo patriarca Kirill che chiedeva una condanna esemplare, nel resto del mondo le musiciste sono diventate un simbolo della rivolta contro il dittatore Putin e hanno ottenuto la solidarietà di star della musica come Madonna e Bono.

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I REATI PREVISTI IN ITALIA

E' indubbio che il processo si sia caricato di significati politici che hanno istigato i giudici a usare la mano pesante nei confronti delle imputate, costrette a rimanere in carcere per sei mesi in attesa del giudizio. Ma non è altrettanto indubbio che se le Pussy Riot quel giorno avessero fatto irruzione a San Pietro, avessero disturbato la messa e avessero chiamato «cane» il Papa le cose sarebbero andate diversamente.

GLI ARTICOLI 403 E 405
Probabilmente oggi le ragazze sarebbero fuori dalle sbarre, vista anche la presenza di figli in tenera età, ma sarebbero sotto processo o indagate dalla magistratura per due reati. Il primo è «Turbamento di funzioni religiose». Previsto dall'articolo 405, è commesso da chiunque impedisca o turbi le funzioni, cerimonie o pratiche religiose ed è punibile fino a 2 anni di carcere. Il secondo è il «Vilipendio alla religione» (art. 403): chiunque offende un ministro di un culto religioso rischia una multa fino a 5 mila euro.

I PRECEDENTI
I precedenti del resto non mancano. Nel dicembre 2011 cinque persone sono state condannate a cinque mesi dal Tribunale di Torre Annunziata (Napoli) per aver ripetutamente disturbato con insulti ai preti e ai fedeli le messe che si tenevano alla Chiesa Evangelica del paesino di Gragnano. Tornando indietro nel tempo, nel febbraio 2008 la Corte d'Appello di Napoli condannò per turbamento della funzione religiosa nove persone che avevano protestato per questioni di lavoro fuori da una chiesa all'interno della quale si stava tenendo un funerale. La condanna venne poi confermata dalla Cassazione, che dichiarò gli imputati colpevoli di aver «disturbato molti fedeli dal loro raccoglimento» e «per le grida e le ingiurie indirizzate alle autorità presenti in chiesa».

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