Putin compie 70 anni, ma il 'culto della personalità' non vacilla

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AGI - Vladimir Putin compie domani 70 anni e c'è chi già in Russia - come il giornalista d'opposizione Serghei Smirnov - gli ha augurato che questo sia "il suo ultimo compleanno al Cremlino". Nonostante le critiche che iniziano ad arrivare dai circoli nazionalisti a lui sempre vicini, per via degli insuccessi nell'operazione speciale in Ucraina, il particolare culto della personalità che da tempo è stato costruito intorno al leader più longevo di Russia dopo Stalin non pare ancora vacillare.

"Intorno a Putin non c'è mai stato un culto della personalità in senso classico, in stile Grande Fratello", spiega all'AGI l'analista del Carnegie Center di Mosca Aleksandr Baunov, "non ci sono le sue gigantografie affisse per strada, anche se di recente si notano elementi nuovi che potrebbero aumentare, con il crescere della retorica della lotta ai nemici interni ed esterni al Paese". Per le strade di Mosca, per esempio, sono apparsi cartelloni con le citazioni del discorso del leader del Cremlino per le annessioni delle quattro regioni ucraine di Donetsk, Lugansk, Kherson e Zaporizhzhia. Per l'analista "si tratta di qualcosa di nuovo".

"Nel quadro di quella che è l'imitazione degli istituti occidentali nella Russia di Putin", continua Baunov, "il culto della personalità non è ammesso, ma con la rottura dei rapporti con l'Occidente, seguita alla guerra in Ucraina, la comparsa di segni classici del culto del leader rischiano di essere sempre più accettati".

Il Cremlino non manca occasione per prendere le distanze da iniziative come la pubblicazione di calendari con Putin ritratto nelle pose più esplicite del suo machismo - a nuoto in un fiume a torso nudo o in sella a un cavallo - ma, di fatto, non le ha mai ostacolate. Nel compleanno del presidente, le tv trasmettono sempre documentari sulla sua vita professionale e le abitudini quotidiane, segnate da una forte attenzione alla salute e alla forma fisica e dal suo servizio costante per il Paese.

Il portavoce presidenziale, Dmitri Peskov, anche quest'anno ha tenuto ad annunciare che il capo di Stato passerà il suo compleanno lavorando. La caratteristica del culto della personalità di Putin in Russia - dove il suo consenso è leggermente calato, ma si attesta su livelli ancora alti, al 77% secondo un ultimo sondaggio del Centro Levada - non è tanto l'immagine onnipresente del leader, quanto "l'alta fiducia in tutto quello che fa, sia pur esso contraddittorio", sottolinea Baunov. "Se con i Mondiali di calcio del 2018, Mosca celebrava la sua integrazione col mondo, appena tre anni anni dopo si spingeva sulla retorica anti-occidentale; la gente ha accettato senza remore sia una, sia l'altra posizione del potere", ricorda l'analista.

Questo atteggiamento dei russi nei confronti del loro presidente non sta cambiando e anzi, più aumenta l'isolamento e la promozione di valori patriottici, più potrebbe crescere il culto della personalità in senso classico, secondo Baunov. Anche le critiche che stanno arrivando dai circoli più estremisti e nazionalisti alla gestione dell'operazione militare in Ucraina non toccano Putin e non ne intaccano l'immagine, all'interno della Russia, di leader a cui dare piena fiducia. Per ora, sono dirette solo verso i vertici del ministero della Difesa e delle Forze armate, con il ministro Serghei Shoigu nel mirino diretto di figura come il leader ceceno Ramzan Kadyrov o il fondatore dei mercenari Wagner, Evgheny Prigozhin, ma anche questo potrebbe cambiare.

Tutto dipende dall'andamento delle ostilità: secondo il giornalista Leonid Bershidsky, columnist di Bloomberg, proprio quelli che finora sono stati tra i suoi più stretti alleati potrebbero finalmente arrivare a chiedere a Putin conto delle sue azioni. "Non prevedo un colpo di stato militare in quanto tale", ha scritto di recente Bershidsky, ricordando che questi non hanno mai avuto successo in Russia fin dall'epoca zarista.

"In Russia si è sempre riusciti a tenere sotto controllo l'esercito", spiega il giornalista, "ma la situazione odierna è insolita per molti aspetti: il comando dell'operazione in Ucraina è tutt'altro che centralizzato e si ha la sensazione di un esercito feudale, impegnato in una crociata, con i principi che comandano le proprie forze e i generali che a malapena coordinano le loro azioni".

"Questo non favorisce un'azione vittoriosa e mina il controllo di Putin non solo sul campo di battaglia, ma anche sullo spazio della propaganda", conclude Bershidsky, "l'estrema destra vorrebbe che emergessero degli eroi, ma il fronte russo sembra essere vicino al collasso sia a Est che a nel Sud dell'Ucraina. Potrebbero, tuttavia, emergere uomini potenti al comando delle Forze armate, non disposti a subire una sconfitta. è troppo presto per dire esattamente se e come questo possa portare alla fine dell'era di Putin, ma si sono poste le condizioni per la prima sfida veramente seria al suo potere".