Putin nel mirino delle élite in Russia: "Paghi con la vita", poi il post sparisce

Putin nel mirino delle élite in Russia:
Putin nel mirino delle élite in Russia: "Paghi con la vita", poi il post sparisce. Sputnik/Sergei Savostyanov/Pool via REUTERS ATTENTION EDITORS - THIS IMAGE WAS PROVIDED BY A THIRD PARTY.

La ritirata delle truppe della Russia da Kherson non è certo avvenuta senza conseguenze. E tra i risultati più evidenti a Mosca c'è un clima di crescente sfiducia nei confronti di Vladimir Putin anche da parte della sua cerchia di fedelissimi. Che, addirittura, ne evocano la morte. Questo si evince da ciò che ha scritto su Telegram nientemeno che Alexander Dugin, nonostante poi le sue parole durissime siano sparite dal social.

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Alexander Dugin è un ideologo che in Russia è stato spesso definito addirittura come "il cervello dello Zar". Proprio lui, scampato a un attentato che costò invece la vita alla figlia Darya, ha prodotto un giudizio estremamente categorico nei confronti di Putin per gli sviluppi del conflitto in Ucraina. E in particolare la reazione dopo quanto avvenuto a Kherson rappresenta una cartina al tornasole destinata a preoccupare non poco il Cremlino.

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Facendo riferimento all'autocrazia in vigore in Russia, Dugin aveva infatti scritto: "Diamo al sovrano pienezza assoluta dei poteri per salvarci tutti". Per poi aggiungere, in maniera ancora più chiara: "Pieni poteri in caso di successo, ma anche totalità delle responsabilità in caso di fallimento. L'autocrate che fallisce deve pagare anche con la vita. Niente contro Surovikin. Il colpo non è diretto a lui. È un colpo per voi-sapete-chi". E il riferimento è proprio a Vladimir Putin.

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Putin nel mirino delle élite in Russia:
Putin nel mirino delle élite in Russia: "Paghi con la vita", poi il post sparisce. Sputnik/Aleksey Nikolskyi/Kremlin via REUTERS ATTENTION EDITORS - THIS IMAGE WAS PROVIDED BY A THIRD PARTY. THIS PICTURE WAS PROCESSED BY REUTERS TO ENHANCE QUALITY. AN UNPROCESSED VERSION HAS BEEN PROVIDED SEPARATELY.

Come spiega l'Ansa, che cita il 'Daily Mirror', il post di Dugin risale a due giorni fa e nel frattempo è stato rimosso. L'ideologo, ascoltatissimo dalle elite in Russia, è però chiaro nell'attribuire le responsabilità dei fatti di Kherson non a Surovikin (capo delle operazioni militari in Ucraina), ma al presidente Putin. La cui fiducia da parte degli oligarchi che sempre lo hanno sostenuto sembra erodersi sempre di più.

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Chi, almeno ufficialmente, sembra andare dritto per la sua strada appare invece Dmitry Medvedev. Unico politico al di fuori di Putin in grado di ricoprire la carica di presidente della Russia dal 1999 a oggi, attualmente è vicepresidente del Consiglio di sicurezza al Cremlino. Proprio lui ha ribadito in queste ore che Mosca non ha ancora utilizzato la totalità del proprio arsenale per l'operazione in Ucraina, suggerendo che il ritiro da Kherson non rappresenti l'inizio della fine del conflitto. La fiducia sembra però agli sgoccioli, e la cancellazione delle parole di Dugin da Telegram non sembra rappresentare un vero e proprio ripensamento dall'interno di un "cerchio magico" che sembra ormai scricchiolare pericolosamente.